| buttato dentro il 30 maggio 2007 | alle ore 9:47 | daAlessandro Mano | nelle categoriegiornalismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempioerrore | se hai qualcosa da direscrivilo qui » |
La colpa dei giornalisti è quella di dover parlare sempre. Scrivere sempre. Raccontare sempre. Anche quando non ne sanno nulla, anche quando non vorrebbero, anche quando qualsiasi altra persona farebbe altro
«L’Amministrazione regionale ha operato per l’arricchimento ed il foraggiamento di pochi, attraverso aiuti pubblici che non hanno creato, come aggravante, né sviluppo né occupazione».
«Non possiamo più continuare a foraggiare e arricchire le solite cinquanta famiglie. E’ giunto il tempo di finanziare chi crea sviluppo e occupazione».
Una frase è stata detta da un assessore regionale, l’altra da uno dei principali partiti all’opposizione. Per chi indovina, in palio il premio speciale “La politica valdostana non è più un laboratorio come in passato“…
Per anni ho pensato, da “economista”, che il forte di Bard e l’annessa ristrutturazione fossero un annunciato ed enorme buco nell’acqua.
All’apertura, avevo deciso di non andare a mettere il naso. Per evitare condizionamenti, per evitare la massa, per analizzare criticamente passo passo il forte e soprattutto il suo “avvicinamento”.
Successivamente, il grande successo ottenuto nel primo anno di attività mi aveva riempito di aspettative: per la prima volta, da prevenuto che ero – lo ammetto senza dubbio -, ero divenuto speranzoso. Fiducioso. E le mie aspettative erano alle stelle, o quasi. Continua…
La meneghinissima Milano, e in particolare la centralissima piazza Duca d’Aosta, di fronte alla fascistissima stazione Centrale, ha ospitato nel caldissimo week end scorso il Qashqai urban challenge. Soddisfatti a metà gli organizzatori, per il pubblico che si aspettava più numeroso. Alle prove del giovedì, a cui ho assistito per intero, non un applauso. Un paio di ubriachi e di eroinomani barcollanti e spaesati si lamentavano dell’improvvisa e rumorosa installazione, gli immigrati africani, maghrebini, orientali e slavi erano a centinaia come sempre, ma invece di starsene sparsi nei dintorni si erano concentrati, piuttosto straniti, contro le transenne a guardare i giovani rider che saltavano da una gobba all’altra. Il giorno successivo, il pubblico era aumentato, ma lo zoccolo duro era sempre formato dagli abitanti della piazza, che al nuovo Suv Nissan nipponico erano assolutamente indifferenti.
Bello spettacolo, ma la partecipazione sarebbe stata maggiore in una location diversa, o in una cittadina meno frettolosa…
Ieri solito giro in muntan baic, una bella discesola in compagnia.
Poco prima di metà percorso, appare una simpatica girandola “portatile” proprio in mezzo al sentiero. E’ chiusa, non butta fuori acqua con il solito “tac-tac”. Rallentiamo, la aggiriamo, non ci crea nessun problema. Peccato che, attaccato alla girandola, ci fosse un bel fil di ferro, lungo qualche metro, che si attorciglia alle bici, ruote, al cambio, dovunque.
Ultimiamo il giro, mancano 500 metri, a spanne: sono io davanti in un lungo rettilineo molto ripido e largo. L’erba è alta, abbastanza preoccupante perché può celare qualsiasi cosa: sassi, buche, rami, o fili di ferro, visto che oggi li abbiamo già incontrati. Rallento e scendo con prudenza. All’improvviso, vedo un filo arancione, il classico “pastore elettrico” che qualche allevatore ha lasciato a mezza altezza in mezzo alla strada.
Geniale.
Inchiodo, ma non riesco ad evitarlo. Cado, batto un po’ dappertutto, mi graffio le gambe, batto le ginocchia, un gomito, la testa, tutto.. rotolo un po’.
Insomma, io sono passato oltre al filo, la bici ci è rimasta attaccata, quasi avviluppata al pastore.
E meno male che andavo piano… ma questa moda di lasciare sentieri e strade in “disordine” non è piacevole… soprattutto il giorno dopo, quando anche a camminare senti le ferite che tirano…
Alla Rai, nonostante siano parte di un’azienda pubblica, si fanno di roba forte, un po’ come in Parlamento. Forse solo scotch, forse tequila: le malelingue ipotizzano sia ecstasy o coca.
Sta di fatto che da un paio di giorni qualche burlone ha modificato le previsioni meteo regionali, evidentemente da Roma e da profano della geografia, inventando le magiche “valli inferiori” (primo fotogramma), teatro di memorabili vacanze e sciate nei dintorni del Kilimangiaro.
Ho sempre pensato che i cognein, i rhêmein e i vagreusen (abitanti di tre di queste valli “plebee”) avessero qualche rotella fuori posto, ma considerarli “inferiori”, perché mai?
Secondo fotogramma, le “valli superiori”. E già… lì, gli abitanti di Cervinia e Champoluc, se la tirano da sempre… dategli ancora corda, voi della Rai!
La chicca è però “la piana e la valle di Aosta” (terzo fotogramma), nota zona climatica a sé stante, dove si formano grandi piogge nel periodo monsonico e le tempeste di sabbia non permettono di uscire di casa nel resto dell’anno.
E’ così difficile per un dipendente Rai valdostano, minimamente conscio della formazione alpina della regione, far cambiare le diciture? Non hanno alcun senso geografico, tantomeno climatico-meteorologico. La Valle è così piccola che già prevedere che tempo ci sarà a Saint-Vincent piuttosto che a Morgex è difficile, figurarsi suddividendo in zone eterogenee e non assimilabili… Vaglielo a spiegare.
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