Sull’hoverboard verso il futuro

| buttato dentro il 11 maggio 2017 | alle ore 14:50 | da | nelle categorie news | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

È squallido che un nero debba essere povero. E restarlo.
E non possa avere un hoverboard, o giocare a calciobalilla, o mangiare un gelato. Profugo, valdostano, richiedente asilo, senegalese, clandestino, italiano: deve restare povero.
Anni di retorica razzista della Lega e dei partiti fascisti hanno fatto sì che ogni sentimento vada cancellato. Se un richiedente asilo è fotografato con le dita nel naso, additato per aver commesso chissà quale delitto, non ci si indigna. Semaforo verde per l’indignazione se è un africano residente in Italia da anni «anziché un normale clandestino»: questa l’ho letta oggi su un sito web, scritto da qualche collega giornalista che, per ingenuità, meriterebbe lo stesso procedimento disciplinare dell’autore del post razzista qui sotto. Altri giornalisti scrivono di un «residente valdostano scambiato per migrante». Nel secondo caso, varrebbe tutto, e tutti starebbero tranquilli.
Ci si sofferma sul fatto che questa volta il leghista di turno ha diffamato la persona sbagliata. Dando del pezzente a un padre di famiglia, sottintendendo che non può permettersi un oggetto mediamente costoso, pur avendo un lavoro.
Se invece fosse stato uno di quegli altri lì, non importa. Quelli che neanche guardiamo quando passano per strada. Che non nominiamo mai. Che consideriamo “ospiti” indesiderati. Che dovrebbero fare vita monastica dal tramonto all’alba. Che dovrebbero spaccarsi la schiena (gratis) dall’alba al tramonto. E restare poveri, e su un hoverboard non possono salirci neanche se è in prestito.



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