Curzio Maltese – I padroni delle città – Un libro anti-qualunquismo

| buttato dentro il 20 febbraio 2008 | alle ore 12:58 | da | nelle categorie aosta, cultura, giornalismo, milano, recensioni | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

I padroni delle città smonta i luoghi comuni più cari alla “politica da bar” e all’antipolitica. Non «E’ tutto un magna magna» e «Destra e sinistra, uguali sono» soltanto a Roma, nelle stanze del potere. In provincia il colore politico conta come un nano su un parquet della pallavolo: è folklore, ma poco altro.
Curzio Maltese, komunistaccio di Repubblica, percorre un viaggio da sud a nord tra i principali capoluoghi italiani, raccontando dove sta il potere in ognuno di essi. Potere che spesso non sono politica e religione, come ci fanno credere sempre i politici e i religiosi stessi, ma è un puzzle di economia, finanza, società e cultura.
Maltese, nell’introduzione, premette di aver ricevuto le inevitabili tonnellate di critiche per ogni sua tappa, da gente che voleva dire la sua, da amministratori che lamentano l’assenza di riferimenti “al bel mare” o la cattiva mano del cronista calcata proprio sulla criminalità sopita o sul malaffare divenuto ormai abitudine. Anche la stampa, soprattutto quella locale, nelle varie tappe si è scagliata contro “lo straniero in patria” che “viene qui, sta due giorni in un albergo di lusso e pretende di capire meccanismi decennali e consolidati“.
Ma il quadro che ne esce, è verosimile e realistico. L’ho toccato con mano, leggendo con cura particolare i capitoli dedicati ad Aosta e Milano, città che ho vissuto, e a Torino, Genova, Firenze, città che ho conosciuto (per le altre, fare il turista disinteressato un paio di volte non basta per poter dire che si conosce una città).
Leggendo, sembra di viaggiare. Ogni città è ben caratterizzata, non manca mai un riferimento emotivo (odori, sapori, colori) e un inquadramento generale, ma si arriva rapidamente al nocciolo delle questioni: i problemi sono inquadrati rapidamente, ma con profondità. A portarli all’occhio del cronista sono la politica (maggioranza o opposizione, comune o provincia poco importa), l’imprenditoria, la solidarietà, la classe operaia o quella borghese-colta. Ne emerge un quadro in cui spicca la capacità della società italiana, composita e frammentata, di aver dato il meglio di sé in mille maniere diverse, e di aver dato il peggio di sé sempre nella stessa maniera: la sete di soldi, la corruzione, l’etica dimenticata. Continua…


Roberto Saviano – Gomorra – Economia della questione meridionale

| buttato dentro il 17 febbraio 2008 | alle ore 21:11 | da | nelle categorie cultura, economia, politica, recensioni | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Scrivo di un libro che ho finito di leggere da un po’, ma del quale ho sempre rinviato la mia consueta breve recensione. Ho un altro paio di libri che ho saltato, rimedierò nei prossimi giorni.

Poche opere possono vantare l’apertura di un filone, di esser state precursori e lungimiranti. Dopo che per mesi la critica si è affannata a inquadrare il romanzo-saggio-inchiesta, interrogandosi senza trovare una definizione per classificarlo, Gomorra ha proseguito per la sua strada: vendendo e facendosi leggere. Gli scritti sull’argomento si sono moltiplicati, sulla scia della prima volta. La prima volta in cui le parole giuste sono arrivate al grande pubblico, il via alle danze: nuove bocche, nuove lingue che si animano d’improvviso dopo aver rotto il tabù, la verginità nel raccontare la camorra.
Camorristi manager d’assalto, ma con il basso profilo del borghese riservato e l’etica del vecchio west: stellette contro pistole, ma con moderazione per non farsi sentire troppo. Camorristi descritti in modo diretto, con uno stile neutro e “basso” che lascia ampio risalto al contenuto, ai fatti che vogliono essere raccontati, che devono poter arrivare a tutti.
Gomorra non è un romanzo, non è un saggio: è un manuale di economia. Un compendio di economia reale, di azienda e ambiente competitivo, calato nella realtà particolare del meridione italiano. Un punto di partenza per modificare l’approccio con il made in Italy, con la questione meridionale, con la malavita organizzata, con la politica e la casta (concorrenti in classifica per mesi, Saviano e Stella parlano di due facce della stessa medaglia).
Perché leggerlo? Per capire. Perchè chi ha scritto, voleva così: sapeva bene, meglio di tanti autori di saggi pallosi e inchieste forbite, che non bastava scrivere.
Il lettore fa la differenza, non l’autore. E Saviano questa idea l’ha ben chiara in mente. Continua…


Libri da non leggere #02 – Lavorazioni ammissibili

| buttato dentro il 29 gennaio 2008 | alle ore 10:28 | da | nelle categorie aosta, cultura, politica, recensioni, satira | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Riprende la rubrica “Libri da non leggere”. Dopo i molti consigli letterari del passato, un volume che mi ha lasciato basito.

Volendo leggere un testo con un fondamento storico più autorevole, consiglio “Le cronache di Narnia” di Clive S. Lewis, o “Harry Potter” di Joanne K. Rowling. Volendo un libro con maggiore autorevolezza scientifica, “La storia infinita” di Michael Ende, o “Una storia italiana” di Silvio Berlusconi. Volendo un testo di legge più facilmente interpretabile, la “legge Cirami” sul legittimo sospetto o l’articolo 59 della Costituzione, che regolamenta il numero dei Senatori a vita.

Al di là della satira di bassa lega qui sopra, non ho la competenza in materia per mettermi a discutere di cosa sia “tradizione” o cosa non lo sia: ma osservando la legge, si capisce che non hanno le idee chiare nemmeno in assessorato. L’artigianato valdostano è in una fase cruciale del proprio sviluppo: la fiera di Sant’Orso invade ormai tutta Aosta, l’atelier des métiers occupa l’intera piazza Chanoux senza che vi siano possibilità di ampliarlo. Gli appuntamenti sparsi sul territorio regionale tutto l’anno sono molti, e spesso lasciano a desiderare proprio nell’aspetto qualitativo. Quindi bisogna scremare, trovare dei criteri qualitativi e quantitativi per non fermare la crescita del settore, ma per fargli fare un salto di qualità.
In generale, le migliori soluzioni sono quelle che valorizzano, non quelle che stroncano: posso vendere una camicia che vale 50 euro a 100, ma non lo farò dicendo che “da settembre a dicembre aumento il prezzo del 100%“, dirò che da gennaio in poi “ci sono i saldi, del 50%“. Se anziché spaccarsi la testa (e spaccare i maroni) alla gente decidendo cosa è “tradizione” e cosa non lo è, si fosse deciso di “premiare” chi segue la tradizione, attribuendo un marchio di qualità alle produzioni più autorevoli, e “premiare” chi fa arte, anziché declassare ed emarginare, tutto sarebbe suonato bene, come succede sempre.
E poi, diciamocelo, cos’è la tradizione? E’ tradizione la scultura, che fino a 60-70 anni fa non esisteva in fiera? Non è tradizione la colorazione del legno solo perché fino a 25 anni fa nessuno lo faceva, al di fuori delle chiese? Una abitudine diventa tradizione quando è meritevole di esserlo: la festa della comunità calabrese di Aosta è tutt’altro che una tradizione storica, ma è comunque meritevole di tutela, e i politici vi si impegnano in prima persona (per tornaconto o per buon cuore, la scelta è lasciata ai lettori). Continua…


Trattatello senza pretese sui media moderni

| buttato dentro il 8 gennaio 2008 | alle ore 20:10 | da | nelle categorie cultura, giornalismo, psico, web | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 7 commenti e aggiungine un altro » |

Pierpaolo, un anziano rocker valdostano che si sta finalmente laureando, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul “rapporto tra i media tradizionali, il web e i blog“. Ora, lui starà già pensando da giorni «‘sto stronzo di Alessandro Mano parla parla, ma si è dimenticato di quagliare».
E io sto pensando da giorni «non sono assolutamente in grado di scrivere su di un argomento così complesso, data la mia esperienza limitata e piuttosto strana».
Venendo al punto, ciò che avrei scritto, se lo avessi fatto, sarebbe suonato più o meno così: Continua…


Cacca dentro e fuori

| buttato dentro il 13 dicembre 2007 | alle ore 12:55 | da | nelle categorie cultura, giornalismo, tivì | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 2 commenti e aggiungine un altro » |

Un sunto sulla vicenda Luttazzi-Ferrara-La7 lo ha fatto mio padre, pur non avendola seguita per nulla: «Ferrara ha il letame nella testa».

Nell’immagine – non lasciatevi ingannare – del cioccolato.


Vips dei grandi vs. Vips dei piccoli

| buttato dentro il 9 dicembre 2007 | alle ore 20:49 | da | nelle categorie aosta, cultura, storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

8 dicembre, ore 19.00, Aosta, piazza Chanoux, detta anche “quella principale”.
Inaugurazione della pista di pattinaggio su ghiaccio, con Roberto Ciufoli, detto anche “il pelato della Premiata Ditta” e Cristina Chiabotto, detta anche “plin plin”, accompagnati da uno stuolo di vippini e pattinatori più o meno noti, da Beautiful e “Sbattendo le chiappe sul ghiaccio con le stelle” o come si chiamava, supportati dagli immancabili politici locali.
Luci colorate, fotografi assiepati, acrobati appesi ad un cavo che scende da una enorme gru, un’ex miss Italia la cui bellezza riesce a passare attraverso i sette strati di abiti in cui è infagottata ed un quasi comico, tutti contemporaneamente ad Aosta: un evento, un delirio. Piazza piena, i bambini sono tanti.
Io son lì a far foto e a sentire che aria tira: fa freddo.
Un bambino con un orrendo berrettino, di quelli con i capelli finti arancioni che sbucano dalla cima, mi si avvicina.
Bimbo: «Ciao»
mm: «Ciao!»
Bimbo: «Senti…»
mm: «Dimmi»
Bimbo: «Tu sai chi è che guida la gru?»

Nell’immagine ©AM, Cristina Chiabotto ad Aosta


Luttazzi torna in tv più moscio che mai… e lo cacciano dopo 5 puntate

| buttato dentro il 8 dicembre 2007 | alle ore 20:32 | da | nelle categorie cultura, tivì | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 2 commenti e aggiungine un altro » |

Riporto soltanto un pensiero, di tale “alesferri” su TvBlog, che condivido in pieno: «Non mi pare sia stato colto il punto nodale della satira di Luttazzi: gli abusi dei soldati americani sui prigionieri iracheni, quegli abusi commessi nel contesto di una guerra abusiva e pretestuosa, avallata anche da Berlusconi e in maniera ossessiva e pervicace difesa da Ferrara. Come consolarsi pensando a delle persone che nella realtà, all’interno di un intervento bellico nato sulle menzogne e perpetrato a fini di parte, hanno persino subito umiliazioni di defecazione e urinazione coatta sui loro corpi? Pensando ad una scena surreale dove il protagonista passivo di tale violenza diventi il giornalista che più ha difeso quella guerra, e i suoi aggressori diventino quegli stessi personaggi politici che quella guerra hanno voluto con il suo convinto plauso. E’ chiaramente una paradosso che usa tinte forti, ma quelle stesse tinte forti di una verità fatta di accadimenti realmente svoltisi, spesso insabbiata o facilmente dimenticata, la quale egli invece vuole riportare sotto luce critica. La battuta può essere giudicata da alcuni stilisticamente volgare (a mio avviso non lo è in quanto non è la scena che egli evoca non è volgare gratuitamente, in quanto non è fine a se stessa), ma è comunque lapalissiano che non sia offensiva verso Ferrara, in quanto genialmente ideata come feroce critica verso le sue idee, non verso la sua persona. In questa vicenda della cancellazione di Luttazzi la battuta su Ferrara mi sembra evidentemente un pretesto, anche per la modalità tempistica con cui è avvenuta. La puntata era stata registrata, ma è cmq andata in onda (due volte, ndr). Questa decisione è arrivata dopo molto tempo rispetto alla trasmissione della puntata sulla guerra, guarda caso alla vigilia di una nuova puntata dedicata all’enciclica del Papa, probabilmente questo sì un tema scottante passabile persino di censura preventiva. Vergognoso anche la censura del Tg La7, grave alla stessa stregua di questa ennesima cancellazione del pensiero libero e di una satira intellettualmente raffinata, anche, ma non solo, in virtù di volgarità mai utlizzata in maniera scontata o deconstetualizzata».
Non si spiega invece La7: “la libertà assoluta comporta un grande senso di responsabilità“. Se io sono libero di fare ciò che voglio, non ho responsabilità. Altrimenti, decidetelo prima…
Tra le persone che evidentemente hanno un concetto di “libertà assoluta” limitato, è comunque pregevole la posizione di Aldo Grasso, depurandola dai presunti insulti a Ferrara.

Aggiornamento 10 dicembre: Ferrara scrive alla Repubblica riconoscendo la battuta (forte e di cattivo gusto) di Luttazzi come satira, e invitando Luttazzi a “Otto e mezzo”.

Nell’immagine, Giuliano Ferrara che si butta in una vasca da bagno adatta alle sue dimensioni, in attesa di un trattamento “alla Abu Ghraib”.


Downhill, freeride, four-cross e compagnia danzante

| buttato dentro il 26 novembre 2007 | alle ore 20:09 | da | nelle categorie cultura, sport, stra-cult, web | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Visto che da queste parti non si scrive abbastanza, abbiamo aperto anche questo.

Nell’immagine, il mostro Sam Hill (campione del mondo e vincitore della coppa del mondo di mtb downhill) a Maribor, fine stagione. Foto rubata a Transcend Magazine.


Beppe Severgnini – Come disimparare l’italiano

| buttato dentro il 26 novembre 2007 | alle ore 11:49 | da | nelle categorie cultura, recensioni | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Il metodo migliore per farsi passare la voglia di scrivere è leggere “L’italiano – Lezioni semiserie” di Beppe Severgnini tutto d’un fiato. Va preso con calma (abbondante), senza troppi pregiudizi (q.b., come nelle ricette) e senza timori (paura di cosa?): farsi prendere dal ritmo della scrittura, come in un romanzo, porta a matematica depressione.
Ogni capitolo fornisce un consiglio che ovviamente disattendiamo; in ogni paragrafo c’è un suggerimento che non seguiremmo nemmeno sotto tortura; e soprattutto, se due espressioni si equivalgono, ma una delle due è preferibile, noi poveri tapini scegliamo d’istinto quella sintatticamente meno corretta. Quella che crea equivoci, quella che la Crusca consiglia.
Un libro consigliato a chi scrive male, sconsigliato a chi scrive bene: o, meglio, consigliato a tutti, ma con posologia diversa.
Su una cosa non sono d’accordo con Beppone: spesso l’omissione di “io penso”, “personalmente”, “la mia opinione è”, da lui consigliata nel libro, ha creato conflitti insanabili con lettori e scrittori on-line. Bisogna capire, in questi casi, che si passa per pedanti sputasentenze agli occhi di lettori frettolosi e di criticatori prevenuti. Consiglio a Severgnini: dopo il corso di scrittura, scriva un corso di lettura. Continua…


Questo è il periodo dei calendari osé

| buttato dentro il 23 novembre 2007 | alle ore 13:37 | da | nelle categorie aosta, cultura | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

In Valle d’Aosta, si sono inventati il calendario delle vacche. Un nome che pare un déjà vu.