Il mio antidepressivo è una gif animata

| buttato dentro il 5 febbraio 2010 | alle ore 12:58 | da | nelle categorie psico | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , | se hai qualcosa da dire leggi il commento e aggiungine un altro » |


Adesso verrò escluso da Sanremo.


Trattatello senza pretese sui media moderni

| buttato dentro il 8 gennaio 2008 | alle ore 20:10 | da | nelle categorie cultura, giornalismo, psico, web | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 7 commenti e aggiungine un altro » |

Pierpaolo, un anziano rocker valdostano che si sta finalmente laureando, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul “rapporto tra i media tradizionali, il web e i blog“. Ora, lui starà già pensando da giorni «‘sto stronzo di Alessandro Mano parla parla, ma si è dimenticato di quagliare».
E io sto pensando da giorni «non sono assolutamente in grado di scrivere su di un argomento così complesso, data la mia esperienza limitata e piuttosto strana».
Venendo al punto, ciò che avrei scritto, se lo avessi fatto, sarebbe suonato più o meno così: Continua…


Se le do due fustini normali, lei mi dà il suo Dixan?

| buttato dentro il 6 gennaio 2008 | alle ore 22:41 | da | nelle categorie aosta, economia, psico, storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Normale sabato sera, al solito pub di Aosta. Una bella ragazza con una grossa borsa e una cartelletta gira tra i tavoli, dentro, fuori, dappertutto. Fuori nevica grosso così.
Si avvicina agli avventori con una domanda: «Ciao, tu fumi?». Non è la classica proposta di un metodo per combattere la nicotina, anche perché attorno alla mezzanotte, in mezzo ai ventenni semisbronzi, il vaffa come risposta sarebbe assicurato. Invece no, la ragazza propone il cambio, che non sentivo dai tempi della pubblicità del Dixan, tra un pacchetto di sigarette iniziato e un intonso pacchetto da 20 Philip Morris.
A metà tra la farsa e l’associazione a delinquere (il mio socio si è chiesto subito, lui che è volpino, se tutto ciò sia lecito), molti fumatori accettano lo scambio. Oltre al pacchetto usato, la ragazza vuole nome e numero di telefono. Che tutti, col sorriso sulle labbra, danno. Anche perché – si è mai visto – è proprio una bella ragazza a chiedere il numero di telefono e non il contrario.
Ovviamente, io ho risposto male alla prima domanda («Ciao, tu fumi?» – «Ummh… No») e il gioco si è interrotto.
Lo struscio della pulzella tra la folla, però, deve aver convinto molte persone ad iniziare a fumare.


Capodanno

| buttato dentro il 31 dicembre 2007 | alle ore 14:11 | da | nelle categorie psico | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Per tutto l’anno, si stava meglio quando si stava peggio. Tranne a San Silvestro…


Evoluzione del quiz tv

| buttato dentro il 25 ottobre 2007 | alle ore 19:58 | da | nelle categorie psico, tivì | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi il commento e aggiungine un altro » |

I maghi dell’auditel ci stanno plagiando con l’atteggiamento buonista di chi si erge a paladino della morale pubblica. Niente più veline, letterine o vallette scosciate o scollate. Finalmente, una svolta. I bambini non potevano più guardare i quiz nemmeno in fascia protetta, era tutto uno sculettare e un balcone in vista e un metro quadro di pelle scoperta. I grandi, tutti un po’ guardoni, ne giovavano, poi basta. Sarà stato l’11 settembre, un moto di serietà comune, e perlomeno dai pomeriggi tv tette e culi sono andati in soffitta.
Passato qualche tempo, la gente si è scordata del problema. Tutti felici, tranne l’auditel: “Dobbiamo trovare una soluzione“. Facile: sostituire alle vallette le concorrenti.

E non ditemi che sono l’unico ad essersene accorto: negli ultimi mesi i casting dei quiz premiano non i più preparati o i più simpatici, ma le donne più procaci, le ragazze più spogliate e la perfezione di viso e mezzobusto, per far tentare un’impennata dell’auditel.
Senza il cachet delle letterine.


Segni della società che cambia #02

| buttato dentro il 12 ottobre 2007 | alle ore 19:24 | da | nelle categorie aosta, demenza giovanile, politica, psico | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 2 commenti e aggiungine un altro » |

Oggi manifestazione studentesca. «Non siamo contro gli esami di riparazione», ma sono apparsi puntualmente cartelli “No agli esami“.
Il punto non è questo. Il punto è il mio disgusto, ma per altro: ai miei tempi si manifestava tutti uniti, non c’era bandiere e colori. Non c’era politica, se non quella “Studenti vs. Resto del Mondo”. Sapevo bene che la Valle d’Aosta, in questo, rappresentava l’eccezione. Fuori Valle, dal ’68 in avanti, e forse anche prima, gli scontri destra-sinistra sono la marmellata sul pane della protesta, quel di più che fa colore e dà gusto e che, se non ci fosse, farebbe strano a tutti.
Qui, nell’isola felice di Regionelandia, gli studenti erano studenti. E basta. Qualche leader politico sfilava con loro, ma soltanto quelli, di qualunque colore essi fossero, che condividevano o avevano ispirato la protesta.
Oggi, invece, hanno sfilato in due cortei distinti e antagonisti. Con canzoni che dovrebbero essere condivise e che invece diventano inni di parte (Il canto degli italiani di Mameli da una parte, Bella ciao dall’altra). Con bandiere che dovrebbero essere condivise e che invece diventano inni di parte (il tricolore e la bandiera della pace). Con leader politici che dovrebbero condividere con gli studenti le motivazioni della “lotta” e che invece incitano alla contrapposizione (Azione Giovani e meno giovani da una parte, Rifondazione e i suoi satelliti dall’altra).
Uno spettacolo penoso, incivile, indegno. Il peggio di quanto potesse succedere fuori dalla “Dzenta valaye”.
E così tutti hanno parlato delle polemiche successive e della “protesta degli studenti contro gli esami di riparazione” e non delle altre motivazioni: forse perché non esistevano…

Nelle immagini: a destra la destra, a sinistra la sinistra. E dove se no…


Territori a sé stanti

| buttato dentro il 19 settembre 2007 | alle ore 14:14 | da | nelle categorie aosta, psico, storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 2 commenti e aggiungine un altro » |

L’altra sera ero al McDrive, il take away automobilistico di McDonald’s, a metà tra un “Drive in” della ciccia e un pit-stop dello stomaco.
La coda per hamburger e patatine e cocacola annacquata era lunga: complice l’ora tarda, il buio ormai tagliente e la mia mente stramba, attorniato sulla mia Punto da una Bmw (davanti) e da una Bmw (dietro), mi è venuto da pensare a come ci si comporta in caso di incidente al McDrive. Niente di eccezionale, anche solo un mini tamponamento, una graffiatina alla carrozzeria. Tantopiù che la rampa di accesso al McDonald’s di Aosta (sì, il Mac di Aosta, non uno dei Mac di Aosta… ce n’è solo uno in tutta la Valle) è stretta, d’acciaio, tortuosa e, a vederla, instabile.
Ho immaginato scene di delirio nel compilare la constatazione amichevole, tra una sgranocchiata ad una patatina o ad un McNugget, che sennò si freddano. Ho immaginato le carte (assorbenti) bollate in caso di colpa o negligenza del signor Ronald McDonald, lui e la sua schiera di avvocati con le scarpe di dieci numeri in più.
Poi ho pensato che nulla di tutto questo sarebbe reale: il McDonald’s è un mondo immaginario, dove tutti si resta piccini (anche io che quasi non mangio carne e vivo di cibi sani cedo al fascino delle schifezzuole d’oltreoceano), dove tutto è bontà, perfezione e puntualità, dove gli incidenti non sono immaginabili.

E soprattutto si è su suolo privato, dove il codice della strada non vige…


Non è una vergogna…

| buttato dentro il 28 marzo 2007 | alle ore 16:43 | da | nelle categorie psico | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

… stare nella corsia di destra in autostrada…


Sogni nel cassetto #01

| buttato dentro il 15 febbraio 2007 | alle ore 20:32 | da | nelle categorie demenza giovanile, psico | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Diventare Sindaco del Giappone


Paura

| buttato dentro il 28 giugno 2006 | alle ore 23:46 | da | nelle categorie psico, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

La brutta storia di Gianluca Pessotto mi ha messo tristezza e paura. Parlo proprio di paura, di terrore. Non è sgomento, dispiacere. Proprio paura. Perché se lo ha fatto lui, non ci sono certezze. Uno che si era fatto da sé, che piuttosto che rimanere ignorante si alzava alle 5 del mattino a studiare, che leggeva Tolstoj mentre i compagni di stanza stavano davanti alla Plejstescion. Che aveva pianificato la propria vita alla perfezione, per superare il momento del distacco dal pallone e tornare nella vita vera, che era circondato di donne che lo amavano e di amici con cui confidarsi. Se non aveva voglia di vivere più, nemmeno la determinazione e la razionalità possono resistere al delirio della depressione o di chissà che. Per La Stampa, la causa è la paura di perdere la famiglia per una serie di liti con l’amata e indispensabile moglie, amore di una vita. Per il Times, sicuramente meno informato, il tutto è causato dallo scandalo calcio e dal silenzio forzato in cui un onesto calciatore “diverso” non poteva mantenere. Per Alessadrno Mano, è semplicemente paura.
La paura di essere schiavi dell’inconscio, senza più raziocinio che tenga…