Paracarrite acuta

| buttato dentro il 31 ottobre 2007 | alle ore 18:53 | da | nelle categorie sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

La federazione ciclistica italiana, nella mountain bike, ha due branche dell’attività. Il settore abilità (che comprende downhill, four-cross e trial) e il settore endurance, il classico cross country, frizzi e lazzi. Ebbene, pare che abbiano deciso di aprire un terzo ramo: il settore disabilità. Fatto solo ed esclusivamente per il sottoscritto.


Il pelato capellone

| buttato dentro il 14 ottobre 2007 | alle ore 17:56 | da | nelle categorie aosta, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Sabato sera, ore 23.30, esterno, buio. Zona del pub inglese, Aosta. Un uomo distinto, con dei lunghi capelli bianchi che lasciano il posto sulla testa ad una bella pelata, scende trafelato dalla sua Focus, lasciandola in mezzo alla strada con le quattro freccie e la moglie, coetanea, al posto del passeggero. Si dirige a passo svelto verso il locale notturno, pieno della “meglio gioventù” aostana. Tutta la gioventù aostana pensa “sarà venuto a recuperare il figlio sedicenne in ritardo trascinandolo a casa per un orecchio“.
E invece il canuto interrompe il suo slancio verso l’interno del locale non appena incontra qualcuno: si ferma all’improvviso. “La moglie starà male” e avrà bisogno di aiuto, penso questa volta io. Strano.
Omino capellone pelato: [incomprensibile].
Ragazzino: «No, non so… io seguo solo il calcio».
Allora l’uomo bianco senza riporto tenta con altri ragazzi: «E voi, lo sapete il risultato finale di Francia-Inghilterra?».

Nell’immagine ©AM, la rosa inglese


Tante cose che si capiscono a bordo campo

| buttato dentro il 19 agosto 2007 | alle ore 12:47 | da | nelle categorie aosta, sport, storie di vita vissuta, stra-cult | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

1. Da bordocampo non si vede tutto il campo
2. Nel campo c’è una quantità di gente che non dovrebbe starci e che è sempre in mezzo ai piedi
3. I fotografi non sanno cos’è una touche, una mischia o una trasformazione, perché sono tutti calciofili convinti un po’ schifati da questi omoni enormi e senza parastinchi
4. La professione di fotografo dipende molto dal culo
5. La buona riuscita delle foto dipende esclusivamente dal lato in cui il mediano di mischia apre l’azione
6. Gli accrediti stampa sono regolati dal caso
7. I giapponesi non sempre hanno gli occhi a mandorla
8. L’importante è strillare e fischiare quando il possesso di palla cambia squadra, anche se non si ha idea del motivo
9. Basta che un giapponese si chiami Takazzzu o Kakato che tutti ridono fragorosamente
10. L’italiano medio, di sport non capiscono niente

Nell’immagine ©AM, Marko Stanojevic a meta


Sogni nel cassetto #02

| buttato dentro il 19 maggio 2007 | alle ore 19:41 | da | nelle categorie aosta, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Quando diventerò sindaco di Bard organizzerò un downhill giù dal Forte.


Uno show per immigrati e fattoni

| buttato dentro il 15 maggio 2007 | alle ore 20:53 | da | nelle categorie milano, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

La meneghinissima Milano, e in particolare la centralissima piazza Duca d’Aosta, di fronte alla fascistissima stazione Centrale, ha ospitato nel caldissimo week end scorso il Qashqai urban challenge. Soddisfatti a metà gli organizzatori, per il pubblico che si aspettava più numeroso. Alle prove del giovedì, a cui ho assistito per intero, non un applauso. Un paio di ubriachi e di eroinomani barcollanti e spaesati si lamentavano dell’improvvisa e rumorosa installazione, gli immigrati africani, maghrebini, orientali e slavi erano a centinaia come sempre, ma invece di starsene sparsi nei dintorni si erano concentrati, piuttosto straniti, contro le transenne a guardare i giovani rider che saltavano da una gobba all’altra. Il giorno successivo, il pubblico era aumentato, ma lo zoccolo duro era sempre formato dagli abitanti della piazza, che al nuovo Suv Nissan nipponico erano assolutamente indifferenti.
Bello spettacolo, ma la partecipazione sarebbe stata maggiore in una location diversa, o in una cittadina meno frettolosa…


Come farsi del male aggratis

| buttato dentro il 14 maggio 2007 | alle ore 21:27 | da | nelle categorie aosta, sport, storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Ieri solito giro in muntan baic, una bella discesola in compagnia.
Poco prima di metà percorso, appare una simpatica girandola “portatile” proprio in mezzo al sentiero. E’ chiusa, non butta fuori acqua con il solito “tac-tac”. Rallentiamo, la aggiriamo, non ci crea nessun problema. Peccato che, attaccato alla girandola, ci fosse un bel fil di ferro, lungo qualche metro, che si attorciglia alle bici, ruote, al cambio, dovunque.

Ultimiamo il giro, mancano 500 metri, a spanne: sono io davanti in un lungo rettilineo molto ripido e largo. L’erba è alta, abbastanza preoccupante perché può celare qualsiasi cosa: sassi, buche, rami, o fili di ferro, visto che oggi li abbiamo già incontrati. Rallento e scendo con prudenza. All’improvviso, vedo un filo arancione, il classico “pastore elettrico” che qualche allevatore ha lasciato a mezza altezza in mezzo alla strada.
Geniale.
Inchiodo, ma non riesco ad evitarlo. Cado, batto un po’ dappertutto, mi graffio le gambe, batto le ginocchia, un gomito, la testa, tutto.. rotolo un po’.
Insomma, io sono passato oltre al filo, la bici ci è rimasta attaccata, quasi avviluppata al pastore.
E meno male che andavo piano… ma questa moda di lasciare sentieri e strade in “disordine” non è piacevole… soprattutto il giorno dopo, quando anche a camminare senti le ferite che tirano…


Totti

| buttato dentro il 13 maggio 2007 | alle ore 12:51 | da | nelle categorie demenza giovanile, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Sono preoccupato… Se Totti chiama la figlia Chanel, che sorte avrà un’eventuale cocorita?


Parigi – Lubecca

| buttato dentro il 20 aprile 2007 | alle ore 19:23 | da | nelle categorie demenza giovanile, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Il mio meccanico di Grazielle preferito si è perso la Roubaix. L’ha registrata, ma il videorigestratore si impalla fisso. L’ha vista tutta, tranne gli ultimi venti chilometri. Non sa ancora che ha vinto il canguro.


Scozia – Italia 1-0

| buttato dentro il 7 marzo 2007 | alle ore 20:07 | da | nelle categorie milano, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Il ragazzo è evidentemente ubriaco. È la festa, la voglia di fare amicizia, di fare quella caciara che solo una trasferta importante della tua squadra di calcio del cuore permette di fare. Piazza Duomo è invasa, il coro è assordante, entra nei negozi, nel tempio cattolico meneghino, in metropolitana nonostante lo sferragliare delle carrozze. Due polli giganti dalle movenze umane sponsorizzano un fast food, il cesso della Feltrinelli ha una coda infinita di sciarpe colorate e bandiere verdi e bianche. Ci si muove con circospezione, ma il clima è veramente coinvolgente e non c’è da temere, nonostante i cori, le urla, l’evidente ebbrezza di molti, troppi.
Solo la cultura italiana, rappresentata da una libreria italiana, fa da ostacolo alla folla scozzese in gonnella verde e bianca. Giù al piano -1, in mezzo ai volumi e ai dischi (che in Gran Bretagna notoriamente sono più economici), c’è un’oasi di italiani silenziosi. Il rumore entra anche qui sotto. Giro per gli scaffali in cerca di un libro, che puntualmente non trovo perché esaurito, mi dilungo per “assorbire cultura per contatto”, cosa che non credo assolutamente. E infatti poco dopo sono di nuovo fuori. Ha smesso di piovere, ma il frastuono britannico è più forte di prima.
Scendo le scale, davanti a me un cieco con il suo bastone bianco, ma senza occhiali scuri. La carrozza si ferma, la porta davanti a noi è fuori servizio. Il signore tasta con il suo aiuto bianco il lato chiuso.
Certezza di essere in Italia.


Perché la politica di mobilità del Comune di Aosta fa acqua da tutte le parti

| buttato dentro il 12 febbraio 2007 | alle ore 14:02 | da | nelle categorie aosta, politica, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Giornata di pioggia nella ridente Vallée.
Cosa rara, in febbraio. E cosa ancor più rara dopo mesi di scarse precipitazioni.
È il momento giusto per smontare punto per punto il piano di mobilità ideato dal Comune capoluogo.
Ma non è necessario, basta una constatazione perché il castello di carte crolli. La pioggia.

Orbene, a mezzi pubblici estremamente inefficienti (anche a causa della conformazione urbanistica della città), il consiglio degli amministratori cittadini è stato “lasciate l’auto a casa, o aostani, e muovetevi in bicicletta o a piedi” e “lasciate l’auto nei parcheggi fuori città e venite in centro a piedi in dieci minuti“.
Bene, Piero Ferraris, Piero Minuzzo ed io ci muoviamo sempre in bicicletta, ma con la pioggia non si può. E se piove, che facciamo? I primi due hanno redditi mensili “a sette zeri”, detto in lire, ma io no…
A piedi spostarsi è possibile, ma basta aver necessità di praticare un itinerario più lungo per andare in un ufficio periferico perché diventi impossibile.
In auto? Sconsigliabile: in centro i parcheggi sono rari e carissimi (anche 1,50 euro l’ora, come a Milano in San Babila o a Torino in via Roma) e perché farsi venire un fegato come una zampogna nel traffico? Anche volendo lasciare l’auto in una zona “free”, occorre farsi 8-10 minuti a piedi sotto l’acqua.
Con i mezi pubblici? Per carità, noi aostani saremo dei buontemponi, ma non vogliamo metterci tre quarti d’ora a fare 3 chilometri…
L’alternativa non esiste. A meno di avere un parcheggio riservato sotto il palazzo municipale, a due rampe di scale dal proprio ufficio… e decidere la mobilità e l’urbanistica per tutti…