Scenette inspiegabili

| buttato dentro il 6 gennaio 2008 | alle ore 22:52 | da | nelle categorie domande, storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , | se hai qualcosa da dire leggi il commento e aggiungine un altro » |

Cala la sera, l’Epifania. Due pattuglie della stradale e un’autopompa dei pompieri sono fermi, contromano, sulla strada sotto casa. Un vigile del fuoco sta spruzzando acqua, dal basso, contro un lampione e la sua lampadina. Null’altro.
Fosse un sogno, andrei da un interprete di sogni. Visto che non lo era, sono tuttora in cerca di qualcuno che me la spieghi, questa.


Bataille des reines – E ‘mo vi informo io…

| buttato dentro il 23 ottobre 2006 | alle ore 12:08 | da | nelle categorie aosta, politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Un anno fa circa, segnalavo una nuova iniziativa: l’abbinamento di una delle quattro lotterie nazionali alla “Bataille des reines”, tradizione moderna valdostana della battaglia organizzata tra bovine. Che il senatore Rollandin aveva portato avanti (e ne esultava sul suo sito personale), e che è stata approvata per decreto del Ministero dell’Economia.
Ebbene, ad un anno di distanza dall’approvazione dell’abbinamento, ieri si è svolta la finale regionale che ha incoronato Venise regina delle regine. Della lotteria abbinata, nessuna notizia. Nessuna notizia durante la cronaca (in diretta regionale su Raitre, per la gioia dei molti politici presenzialisti), nessuna notizia sui giornali.
Ebbene, l’estrazione, secondo il sito delle lotterie nazionali (lotteriaitalia.net, è avvenuta il 6 settembre scorso. A vincere il secondo premio della lotteria “Lotteria per la Pace e della Buona Azione – Bataille des Reines di Aosta – Palio di Sant’Anna di Ischia”, abbinato all’evento aostano è stato il possessore di un biglietto acquistato a Palermo, che si è portato a casa 100.000 euro. Continua…


Turismo – L’oste fa i conti senza i clienti…

| buttato dentro il 7 settembre 2006 | alle ore 18:22 | da | nelle categorie aosta, economia, turismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Il proverbio parla di “fare i conti” e dell’”oste”. Nel caso in questione, sarebbe meglio ribaltarlo. L’oste fa i conti senza i clienti. Crede che il “cliente” sia un’entità astratta e non determinabile. Crede che la “risorsa cliente” sia fungibile e indeterminabile a priori.
Niente di più sbagliato. La clientela moderna è, più o meno facilmente, catalogabile, sondabile, rilevabile, conoscibile. Il punto è che nessuna delle piccole o medie imprese lo sa fare o lo fa. Tanto meno in campo turistico.
Propongo ai miei rari lettori una serie di sconsoltanti esempi estivi. Si riferiscono tutti a casi valdostani, non tanto perché il problema sia solo locale, quanto perché le mie conoscenze più profonde non si spingono altrove. Potrei parlare di iniziative riuscite o malriuscite delle Alpi lombarde o delle Dolomiti, o dei successi o dei flop del Jura o dell’Alta Savoia. Ma non ho dati alla mano e conoscenze dirette, quindi avrebbe poco senso farlo. Credo invece, in modo magari presuntuoso, di conoscere la Valle d’Aosta in molti dei suoi aspetti più caratteristici e in gran parte delle sue storture, tipiche soltanto di questa “regione alpina unica al centro delle Alpi”. Inizio l’analisi con casi a me vicini, lavorando poi per induzione. Continua…


Retata notturna

| buttato dentro il 29 aprile 2006 | alle ore 20:25 | da | nelle categorie aosta, giornalismo, storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Ieri sera all’Old Distillery Pub di Aosta gli avventori seduti ai tavoli nel dehors si accorgono che qualcosa di strano sta accadendo. Da alcuni minuti un’Alfa nera è parcheggiata pochi metri fuori il locale. Tre loschi tipi, evidentemente “sbirri”, si aggirano nella zona. Si vede lontano un miglio che sono “piedipiatti”, e non per il camminare. Pochi minuti dopo, il delirio. 6 pattuglie della Polizia di Stato (come direbbe Beppe Grillo, nostri dipendenti) ci allietano e ci intrattengono ritirandoci i documenti e facendoci aspettare per un’ora e un quarto. Il geniale siparietto delle auto che fanno retromarcia sfiorandosi, con i “pulotti” con la lancia in resta senza aver trovato niente di niente di irregolare concludono l’allegra serata.
Chissà cosa stessero cercando. Chissà perché proprio in una sera che chiamare tranquilla è dire poco la Polizia non aveva di meglio da fare che venire ad animarci e rianimarci.
Nessuno ha spiegato niente. Non un organo di informazione si è accorto del fatto. Io un evento così lo avrei segnato sul calendario: sarebbe stato capace di attirare turisti da tutto il mondo, sarebbe stato un avvenimento di cui i nostri nipoti avrebbero parlato con orgoglio.
E invece, lo potremo fare soltanto noi 30-35 clienti dell’Old Distillery.

Tiè!


L’Alpe d’Huez – 21/07/2004

| buttato dentro il 26 luglio 2004 | alle ore 13:07 | da | nelle categorie sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Scena 1: Affannosa corsa verso Grenoble
Accumulando ritardi su ritardi, i nostri eroi tentano di giungere in tempo alla mèta. Panini dispersi, Polizia in autostrada a dettare un ritmo degno di un gruppo che non segue quella che diventerà una fuga bidone, automobilisti imbranati e camion che rallentano la corsa fanno accrescere a dismisura l’attesa per il Tour.
Finalmente, dopo il Colle del Piccolo San Bernardo, una “Nationale” francese è decisamente più scorrevole della strada che si inerpica e poi ridiscende dal colle, e la successiva autostrada sarà una gioia per i pochi cavalli addormentati della mia Punto. Dopo una salassata autostradale (7 Euro per una settantina di chilometri, da noi ci lamentiamo di pagare caro quando arriviamo a 2 Euro… Ah, l’Italie!!), finalmente arriviamo nella ridente città dell’Isère.

Scena 2: Incontro con il marziano
Lasciata l’auto, proseguiremo con una navetta. Sempre se la troveremo. Sono le 11:15, l’ultima sarebbe dovuta partire un quarto d’ora prima… Evidentemente non siamo gli unici ritardatari. Fatto il biglietto, conosciuto il cagnone che ci avrebbe allietato il viaggio con il suo simpaticissimo fetore, ecco la seconda lieta sorpresa (dopo la navetta per ritardatari) della giornata: un drappello di ciclisti ci passa accanto, ma non sono comuni pedalatori. Lance Armstrong in persona, con il fido José Azevedo, tira un gruppetto di cicloturisti al gancio, seguito dall’ammiraglia US Postal Service. Azz… Un breve riscaldamento in scioltezza a 50 chilometri dalla partenza: il marziano non lascia proprio nulla al caso.

Scena 3: Le Bourg-d’Oisans
L’eterno viaggio in pullman lungo la valle dell’Oisans si trasforma in una trasferta in terra teutonica: tra molti francesi e qualche italiano, a farla da padrone sono quattro tedeschi, che tengono banco in un florilegio di decibel non smettendo per un secondo di parlare… E Matteo riesce quasi ad addormentarsi: stupefacente.
Arriviamo a Le Bourg-d’Oisans dopo un’eternità, così ci perdiamo la strepitosa carovana pubblicitaria; poco male, considerando che la nostra è una sfida a rincorrere. Subito un’ammiraglia T-Mobile tenta di tirarci sotto per portare Santiago “Botolino” Botero e Rolf Aldag in zona rulli. Poco più lontano, danno le ultime pedalate e perdono le ultime gocce di sudore Danilo Hondo e Uwe Peschel. Non immaginiamo cosa sia in casa RAGT Sémences, una specie di cronometro a squadre sui rulli: la squadra francese, cenerentola del gruppo, occupa gli ultimi posti in classifica e il riscaldamento intorno al loro pullman deve essere frenetico. Anche in zona Saeco e in zona FDJeux.com sono parecchi a frullare. Jajà si aggira nella zona della partenza, a fare da padrone di casa.

Scena 4: La montée de l’Alpe
Il primo tratto, pianeggiante, esce da Bourg d’Oisan e addirittura scende, dopo un ponte. Michele Scarponi si ferma per una foto con due giovani fans francesi. Pozzato, Flecha e Tosatto provano le prime rampe della cronometro. La folla è abbondante, ma non compatta e impenetrabile come avrei immaginato. C’è un posto anche per noi ritardatari. Così, dopo aver lasciato anche noi un po’ di sudore sulla strada, decidiamo di fermarci poco prima del primo tornante, dove la strada spiana dopo il tratto più duro. Siamo appena in tempo.

Scena 5: La gara
Nelle nostre due esperienze precedenti tra il pubblico della Grande Boucle, aveva sempre vinto il corridore che per primo ci era passato davanti. Nel 2002 Boogerd a La Plagne, lo scorso anno Virenque sul Col de la Ramaz per arrivare in giallo a Morzine. Ma questa volta, la sorte non sarà la stessa per il povero Sébastein Joly. Sarà invece l’ultimo partito a vincere. Lo si poteva capire solo vedendolo.
I francesi fanno un tifo sfegatato per gli atleti di casa, spingendoli letteralmente con un “Op-op-op” costante dalla partenza all’arrivo. Per gli altri, sono solo applausi. Alcuni ciclisti, oggi senza casco per la gara completamente in salita, hanno evidentemente passato più tempo davanti allo specchio che sui rulli per scaldarsi: sfoggiano pettinature degne di rock star impomatate (o, come dirà Matteo, degne del cantante degli Ark). Perlomeno sono facilmente riconoscibili.
Per il pubblico la cronoscalata è l’ideale: si sa chi arriva, si sa come tifarlo, si può stimare il ritmo che ognuno tiene. Il mito tra questo pubblico è un anzianotto, completamente vestito US Postal e con bici Trek, che conosce ogni singolo ciclista, cita i vari successi. E i vicini ne sono entusiasti. La tristezza sale, ripensando a chi in Italia si sta mandando in pappa il cervello con il Bulba…
Un boato accompagna Moncoutié, che farà una grande prestazione. Virenque, idolo dei transalpini, è pimpante sui pedali, ma è il suo normale atteggiamento per affrontare la salita, non farà granché. Simoni non va. Non ci capacitiamo di come possa dire di non sentire la corsa.
Caucchioli è una specie di dannazione per il pubblico francese: diventa “Chiocchiolì”, “Causciolì”, “Sciosciolì”, e chi più ne ha più ne metta.

Scena 6: I mostri
Ecco Voeckler, campione francese e maglia gialla per 10 giorni. La sua maglia bianca di miglior giovane evidenzia un po’ di pancetta (una rarità tra questi 157 atleti tirati a lucido e quasi impressionati), e infatti la sua cronoscalata sarà tutto tranne un successo. Il vecchio Totschnig è sempre efficace, Azevedo è una sorpresa.
Ullrich è impressionante: sempre con le mani sulle prolunghe, sinora l’unico ad averle montate. Esce dal tratto più duro della salita in posizione, esprimendo una potenza fuori dal comune. Mancebo è in evidente calo, sale con la testa storta.
Basso è partito decisamente forte, ma le prolunghe sulla sua bici paiono fuori luogo: Ullrich in confronto sembrava un carro armato, e per il breve tratto pianeggiante possono essere servite a poco. Ma il vecchino francese dice, cronometro alla mano, che l’italiano ha lo stesso tempo di Ullrich.
È Armstrong il vero spettacolo: sempre agile, l’espressione distesa: certo non quella di uno che ha subito minacce, come poi Leblanc dirà. Dopo la gara si lamenterà anche di qualche persona nel pubblico che aveva bevuto troppo. Per una volta non abbiamo colpe…

Scena 7: Il fiume di folla
Sarà che il padrone se ne è lamentato, ma personalmente la gran folla dell’Alpe è parsa persino ben educata, nonostante la scarsità – rispetto ad altre salite – di Gendarmi. Pochi che correvano accanto ai corridori. La correttezza di chi conosce il ciclismo e i suoi luoghi mitici. Forse la gente si stringeva un po’ al passaggio dei corridori, ma contribuiva di certo ad aumentare lo spettacolo.
Poi, quando tutto è finito, con il texano che, passando, dava il via libera a migliaia di persone, un fiume di gente si è rigettato verso Le Bourg-d’Oisans. Impressionante. Sulle rampe più dure pareva la piena dovesse rompere gli argini. I coraggiosi che avevano affrontato la temibile salita in sella erano molti: sarà per la prossima volta, quando forse avremo meno fretta.
L’appuntamento è, sin d’ora, a Courchevel nel 2005…

PS: Per la cronaca, abbiamo fatto ritorno in Valle alle 23:30, facendo il Piccolo San Bernardo completamente di notte: 15 auto, 2 lepri e 2 rane sull’intero percorso. Neanche un ciclista: strano…