Autoinsultandosi

| buttato dentro il 9 dicembre 2017 | alle ore 15:44 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Ieri mi sono chiuso fuori. Uscendo ho preso per sbaglio le chiavi di casa dei miei genitori.
Nel piccolo dramma umano, penso: «Pirla che sono, vado dai miei a prendere la copia delle chiavi di casa mia».
Percorro le poche centinaia di metri che separano le nostre umili magioni. Arrivo davanti alla porta, scampanello e cristono: «Ecco, non ci sono. Adesso come faccio?».
Poi uno dei neurotrasmettitori stile “Esplorando il corpo umano”, ancora mezzo addormentato nonostante siano le 3 del pomeriggio, mi dice: «Alessandro, ma hai le chiavi di questa porta in tasca, perché suoni? Entra, rilassati».
A circa due minuti e mezzo dal fattaccio, mi ero già dimenticato il motivo per cui ero a casa dei miei.
Con disperazione, penso: «Oddio, devo mandare i pezzi a Sergi, che poi inizia a bestemmiare duro». Prendo il vecchio portatile di mia mamma, lo apro, mi siedo a scrivere.
Mentre il computer si avvia, lento come la morte, mi ricordo all’improvviso perché sono lì: per prendere le chiavi di casa mia.
Le prendo ed esco, non trattenendo un’altra parolaccia contro me stesso.



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