«Quando ero piccolo / m’innamoravo di tutto / correvo dietro ai cani»

| buttato dentro il 1 Giugno 2020 | alle ore 11:17 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Quando ero piccolo, c’era la statale.

La statale era quel mostro mangiapalloni – quanti SuperTele inghiottiti da un tir gigantesco o da una macchina che andava troppo – che si ergeva come ostacolo tra noi e il resto del mondo. Eravamo un gruppone di bimbi e di ragazzini più grandi, il pallone ci scappava sempre mentre giocavamo in cortile, rotolava giù di corsa e poi serviva un “grande” per andare a recuperarlo. Altrimenti altro che bistecchizzare solo un pallone, il tir o la macchina spianava anche noi.

La statale ho imparato a domarla quando andavo ormai alle medie: una volta mica c’erano i bambini svegli di adesso che in prima elementare hanno già la patente, e poi per andare a scuola non dovevo attraversare. Non c’erano marciapiedi, non c’erano strisce pedonali, invenzioni moderne e superflue. Bisognava attraversarla così, un po’ confidando nella fortuna, un po’ nel buon cuore degli automobilisti, un po’ nei loro freni.

La statale, prima della costruzione dell’autostrada per il Monte Bianco, era anche quel mostro con due file di tir fermi, a ogni sciopero era la festa dell’esser murati vivi in casa, un confinamento d’antan. Roba che mia nonna, quando andava in centro, diceva «sono andata ad Aosta» e io la guardavo come avessi visto Et vestito di rosa con i baffi finti.

Il quartiere Cogne è venuto dopo. Noi homo sapiens sapiens ci abbiamo messo un’era geologica ad attraversare la statale, un’altra a scendere una stradina minuscola tra le case della prima collina, una terza a scoprire che c’erano altri sapiens sapiens giù di sotto, ed erano proprio come noi.
Il problema, dopo la cattiva statale, era che c’era un altro mostro con cui fare i conti. «Stai attento che ci sono i drogati». Era un’ossessione. Il Tg diceva che c’erano i drogati, i giornali pure. Io, che già allora ero scemo, dicevo ai miei «il Tg ha detto che il quartiere Cogne pullula di drogati». Invece di sdrammatizzare, il terrore per i drogati non faceva che aumentare.

Ci si addentrava con quest’angoscia, nel quartiere Cogne degli Anni 90 che pullulava di drogati. Perché il problema non erano i drogati, ma il quartiere. Poi però c’erano le case e i bambini, altri SuperTele che non rischiavano di finire sotto le gomme di un tir. C’erano le cabine telefoniche, prima gialle e poi rosse. C’era la chiesa, con dei preti un po’ strani e delle suore che pensavano solo a dire ai bambini quant’era cattivo il diavolo (e io diciamo che non presi bene né i primi, né soprattutto le seconde).

Le uniche siringhe che ho mai trovato le ho viste sotto casa mia, al di qua della statale. Ci avevano invaso? C’erano i drogati anche di qua? Non andava bene, i drogati erano al quartiere Cogne, si annidavano nelle rampe dei garage e gli spacciatori andavano a raggiungerli con il Ciao. Era lì che pullulava di drogati. La statale, ultima frontiera della civiltà, avrebbe dovuto arginarli. Cosa non aveva funzionato?

All’epoca quelle siringhe – ed è la cosa che mi ha sempre colpito di più – sono rimaste al loro posto per mesi, senza che nessuno le raccogliesse o che le buttasse via. E io ogni volta che passavo di lì le guardavo: arrivai al punto di pensare che le vedessi solo io, per colpa del fatto che il pullulìo di drogati era altrove e quella soltanto una mia allucinazione.

Se nel 1993 ci fossero stati gli smartphone e i social network, qualche leone della politica le avrebbe fatte rimbalzare ottenendo milioni di like: dei drogati fuori dal quartiere Cogne, inconcepibile.

Poi è venuto il tempo del lavoro che faccio adesso. Spesso devo raccontare il degrado, i drogati, le retate. Di come cambia la città. E spesso rido per come è dipinto il quartiere, e i miei colleghi mi guardano male. È capitato anche che qualche giornalista di fuori veda per la prima volta il quartiere Cogne, che noi di qui dipingiamo come il Bronx o come la Scampia delle Vele. E sorride guardando i suoi giardinetti inglesi e le strade pulite, l’oratorio pieno di bambini che giocano e il campetto di pallacanestro sempre vivo.
Mica dico che non ci siano problemi, eh. Ma basterebbe la volontà di affrontarli. Come un bambino di dieci anni doma il mostro della statale, una città potrebbe domare il mostro del quartiere che pullula di drogati, aprendo gli occhi.

Alla fine non ci vuole tanto: ci si sporge sul ciglio, si guarda prima a sinistra e poi a destra e se non c’è nessuno si attraversa. La prima volta fa paura e vorresti la mamma per mano, la seconda sai che puoi farcela, la terza non ci pensi più.


Storia vera ciclica annuale da casa Mano

| buttato dentro il 29 Marzo 2020 | alle ore 8:43 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Sono le 7,39. Ci sono già due orologi che segnano le 8,39, tre che fanno le 7,39 e uno le 6,39.


Trasgredire

| buttato dentro il 17 Marzo 2020 | alle ore 17:28 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

abbracci
Sempre pensato che i miei genitori fossero un sacco trasgressivi.
Guardate cosa mangiano in questo periodo di divieti.
Audaci.


Mi hanno scelto per rappresentare i precari per il rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti

| buttato dentro il 29 Febbraio 2020 | alle ore 18:05 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

fnsi_contratto
Ci sono i “collaboratori felici”, perché guadagnano per un pezzo quello che un comune mortale guadagna in un mese.
Ci sono co.co.co. che sognano di diventare “articolo 1”.
Ci sono freelance che mentre scrivono un comunicato per un cliente, girano sedici foto a un altro cliente, poi fanno un video per un terzo cliente e un articolo per un mensile. E non cambierebbero la loro vita per nessun motivo.
Ci sono precari che stanno alla scrivania delle redazioni e fanno il giornale, ma non hanno un contratto a tempo indeterminato, a volte neanche a tempo determinato, a volte neanche un contratto e basta.
La galassia dei lavoratori autonomi, giovedì a Roma, mi ha votato per rappresentare tutte queste esigenze e sensibilità nella commissione contratto. Continua…


Libri che non avrei mai letto

| buttato dentro il 5 Febbraio 2020 | alle ore 22:44 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

feltri
Pochi giorni prima di Natale dovevo intervistare l’assessore ombra Stefano Aggravi. Ero in libreria e allora gli ho preso un libro su Greta Thunberg: so che la ama.
Lui ha ricambiato la vigilia, con Vittorio Feltri.
Beh, è un libro godibile, ricco di aneddoti e soprattutto che non avrei mai letto in vita mia.
Beh, mi ha fatto venire il nervoso un paio di volte per alcuni modi di fare lontani dalla mia idea di giornalismo, ma quello ci sta.
Tutto questo per dire grazie anche a Tcheunne.
Per il prossimo Natale rinnoviamo.


Mancava il diplodoco

| buttato dentro il 5 Febbraio 2020 | alle ore 22:39 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

diplodoco
Che io sia scemo, ormai credo lo sappiate tutti. O che lo abbiate intuito.
Poi ci sono le volte che le persone hanno tanta pazienza e mi assecondano pure.
Per farla breve, quest’anno vado alla presentazione della Fiera di Sant’Orso, vedo il manifesto e dico all’autrice, Annie Roveyaz: «Sì, ma manca qualcosa».
Lei mi prende subito sul serio: «Nooo, cosa?» tra lo spaventato e l’affranto.
«Guarda qui! – e le indico lo spazio vicino all’Arco d’Augusto -. Manca un diplodoco!».
Arriva il primo giorno della Fiera, 1.100 artigiani invadono le strade di Aosta. Io vado a prendere un manifesto, passo al suo banco e me lo faccio aggiungere.
Così adesso è completo. Guardate che carino. Si vede che Annie ha avuto quasi dieci giorni per allenarsi nel disegno giurassico. Grazie!


Buon Natale da Greta Thunberg

| buttato dentro il 25 Dicembre 2019 | alle ore 16:55 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

margherite_natalizie


Le nuove frontiere della riservatezza

| buttato dentro il 13 Giugno 2018 | alle ore 12:20 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Sportello di un ufficio (para)pubblico, stamattina.
Addetta parla al telefono: «Signora Nome Cognome di Piccolopaesedicentoanime, buongiorno!».
La signora Cognome evidentemente non capisce con chi stia parlando.
L’addetta insiste: «Signora Cognome, lei si è iscritta ieri al servizio Tal Dei Tali!»
La signora Cognome all’improvviso, ricorda.
«Solo che quando si è iscritta al servizio Tal Dei Tali mi sono dimenticata di farle firmare il foglio sulla privacy, sa che è cambiato il regolamento e adesso ci sono nuovi obblighi», fa sapere l’addetta alla decina di persone in sala d’attesa.


Laurent Viérin ha ucciso Laurent Viérin

| buttato dentro il 15 Gennaio 2018 | alle ore 23:38 | da | nelle categorie demenza giovanile, storie di vita vissuta | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Eravamo il presidente della Regione Laurent Viérin e io. In corso Padre Lorenzo, centro di Aosta. Entravamo in un vecchio fienile, in pietra e legno. Dentro c’erano altri due Laurent Viérin, uno identico al numero uno, l’altro con i capelli un pelo più lunghi. A un certo punto il Laurent Viérin numero due si avvicina al Laurent Viérin numero uno e gli spara. Quasi a bruciapelo. “Cazzolina, hanno fatto fuori il presidente e io sono proprio qui, adesso sparano anche a me”, penso. Il Laurent Viérin numero due e il Laurent Viérin numero tre scappano. Il Laurent Viérin numero uno resta lì, a terra. Anche se gli hanno sparato dritto nel petto, ha solo una ferita di striscio a una gamba.
Poi, mi sveglio.


Nevismi

| buttato dentro il 10 Dicembre 2017 | alle ore 16:08 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Ho visto un tizio con il pandino. Ci aveva montato le catene, ma sgasava così tanto che le ruote davanti pattinavano.
Mi chiedo sempre dove cavolo vogliate andare tutti. Nevica, è domenica e i regali li fate tutti la vigilia. Si sta a casa a guardare cadere la neve e a mangiare cioccolata calda, forza.