Valdostano medio #03

| buttato dentro il 14 aprile 2008 | alle ore 12:05 | da | nelle categorie aosta, musica, politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Sulla “vicenda Mene Aka” (1 e 2), continuano ad arrivare commenti (pochi, ma più del solito) e addirittura un’email, fatto quasi inedito. Continuo a non capire tutto questo clamore per una canzone non eccezionale (sentita l’altra sera live alle selezioni di Italia Wave, se nessuno l’avesse portata agli onori della cronaca non si sarebbe nemmeno notata), un rappettino semplice e non un’analisi socio-culturale, che caricaturizza una parte di popolazione valdostana. Chi, tra i valdostani si sente offeso, lo merita: l’ottusità non è mai un pregio…


Odi et amo, come dice Catullo. Ad Aosta, a tutto Beatles

| buttato dentro il 20 febbraio 2008 | alle ore 15:53 | da | nelle categorie aosta, love, musica, stra-cult | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Duemila dischi, centoventi magliette, quattro casacche originali, quattrocento novantaquattro memorabilia, decine di autografi, quaranta locandine di film. I numeri sono puramente inventati, ma danno l’ordine di grandezza dell’evento. Una mostra con doppia sede espositiva farà impallidire Liverpool nel confronto con Aosta, che per cinque mesi ospiterà a corollario una serie di iniziative musicali, cinematografiche e popolari sui Beatles.
Il più grande gruppo pop-rock della storia ha invaso la città: il museo archeologico percorre tutta la carriera dei quattro (soltano come quartetto e non come solisti) in una ventina di spazi, articolati in maniera varia; il centro Saint-Bénin ospita invece l’angolo cinematografico, con un omaggio ai (brutti) film dei baronetti.
Tutto molto bello, ma anche dopo due mesi, non mi convince… Ummh… Eppure i Beatles li amo, più di ogni altro gruppo. Forse però sono una cosa intima, indipendente dalla grandezza e dal numero di gadget esposti in un museo.

Nell’immagine ©AM, un’installazione di capelli beatlesiani


Un uomo, un mito #04… se ne va un altro pezzo della mia infanzia

| buttato dentro il 5 settembre 2007 | alle ore 10:37 | da | nelle categorie storie di vita vissuta, stra-cult, tivì | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Si può dire che sia cresciuto a pane e “A me mi torna in mente una canzone”. Ricordo sempre, ed è uno dei miei primi ricordi, mio papà che, davanti al registratore, canticchia insieme a me che iniziavo a dimostrare le mie pessime doti di cantante, il pezzo che Gigi Sabani aveva portato al successo ad inizio anni ’80.

A me mi torna in mente una canzone / che mi cantava sempre il mio papà


Un anno fa, era diverso…

| buttato dentro il 8 agosto 2007 | alle ore 19:53 | da | nelle categorie aosta, musica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Quest’anno, il “Menabrea Jammin’ Festival” c’ha le palle.


Altro che Moccia… – Verdena – Sordevolo – 20/07/2007

| buttato dentro il 21 luglio 2007 | alle ore 20:32 | da | nelle categorie aosta, musica, stra-cult | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

In mezzo al prato indovina cosa c’era… In mezzo al prato indovina cosa c’era…
L’ennesimo concerto in un posto impensabile, per gli standard canonici. Da restare a bocca aperta, per chi non ha mai visto l’”anfiteatro Giovanni Paolo II” di Sordevolo. Perché un festival musicale così piacevole e con artisti di richiamo finisca in provincia di Biella, non si sa. Non che abbia qualcosa contro Biella, anzi. Ma se pensiamo al deserto culturale di Novara, Ivrea, Aosta, Biella spicca in positivo per la capacità di attrarre, di organizzare, di offrire anche ai “vicini di casa” dei concerti sostanziosi.

L’altra sera c’erano i Verdena, altri che hanno avuto la sfiga e la fortuna di nascere in Italia, un nome una garanzia. Bel concerto, tirato, rock.
Ma appunto, la caratterizzazione lascia basiti: un qualsiasi posto di prima collina, senza nessuna differenza da altri millemila posti di prima collina, con un mega anfiteatro all’aperto, un palco degno di un festival oceanico, un angolo con bar “open air” da far invidia a qualsiasi località turistica… A Sordevolo. A Biella. In una zona in crisi industriale. In una zona senza i soldi dell’Autonomie. Continua…


Virgin Radio Italia!

| buttato dentro il 12 luglio 2007 | alle ore 11:18 | da | nelle categorie musica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

E’ viva. Evviva! Virgin Radio, solo rock, solo solo rock. Cercate la frequenza su virginradioitalia.it e via…


L’arte della cover – Menabrea Jammin’ Festival – La Salle – 07/08/2006

| buttato dentro il 8 agosto 2006 | alle ore 12:49 | da | nelle categorie aosta, musica, storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

L’arte della cover è una delle più difficili del mondo. Rifare una canzone di successo alla propria maniera, più o meno scancagnata non è mai facile. Eppure provano a farlo tutti, anche con repertori propri alle spalle degni di nota.

Piccola guida alla cover

Per fare una cover di un pezzo famoso, le alternative sono tre:
Caso 1) fare lo stesso pezzo, ma in maniera completamente diversa;
Caso 2) fare lo stesso pezzo alla stessa maniera, ma meglio;
Caso 3) fare lo stesso pezzo in maniera oscena.

Il maggiore livello di difficoltà se lo spartiscono “caso 1″ e caso 2″. Continua…


Squallore da (s)ballo

| buttato dentro il 30 aprile 2006 | alle ore 13:24 | da | nelle categorie musica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Segnalo oggi questo splendido brano anni ’70, che è giunto in vetta alle charts inglesi nel 1977, di un duo spagnolo dance-squallido che fa impazzire i sudditi di Her Majesty.
Baccara, Yes sir I can boogie.


The Strokes – Il miglior album dell’anno

| buttato dentro il 16 febbraio 2006 | alle ore 21:01 | da | nelle categorie musica, recensioni | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Raramente duplico i miei interventi. Questa volta però questo misfatto merita veramente di essere attuato. First impression of earth degli Strokes è un album davvero fantastico.
Lo avevo sentenziato dopo il primo ascolto e lo ribadisco dopo che il numero degli ascolti ha superato il centinaio, se non i 150. In un mese. Raramente mi capita di ascoltare (per intero) un album così tante volte. Veramente piacevole, vario. Ad ogni ascolto se ne scopre un lato che prima non si era notato. È quasi un disco feticcio, per la ricchezza del libretto, quasi barocco, che dopo le mistificazioni dei Coldplay (che non hanno nemmeno pubblicato i testi) è ritornato quasi un’opera a sé, con dignità stilistica e impaginazione notevole.
Saranno dei coglionazzi, ma ci sanno fare. Hanno trainato il rock and roll, assieme ai White Stripes, ad una nuova rinascita, l’ennesima. E sono riusciti a tirar fuori 14 canzoni con testi non scontati, riff curati e parti vocali meno elementari. Quasi un disco epocale, per questi versi, soprattutto in questi ultimi tempi di sole e poche nicchie eccellenti contro masse tunzettare e scontate.
La canzone più banale è forse Razorblade, ma non se ne vuole più andar via dalla testa. “My feelings are more important then yours / Sweetheart / Your feelings are more important of course”. Ask me anything tronca con la prima parte del disco e con il passato di Room on fire, ma è stata fin troppo mitizzata dalla critica: quando parte decisa Electricityscape il fan storico tira un sospiro di sollievo e può tornare a sentire le amate chitarre di Nick Valensi e Albert J. Hammond. Ogni canzone potrebbe essere lanciata come singolo, nessuna ha la debolezza creativa di eventi precedenti e starebbe bene nelle playlist delle radio più di tanti Chariot o Robbie Williams bolliti.
Fear of sleep ricorda a tratti le coltellate degli italici Afterhours: loro però avevano e mettevano paura del buio. -ize of the world ha il finale che amo di più di un brano musicale. Semplicemente, finisce, senza tirarla per le lunghe. Grazie. Continua…


The Strokes – First impression of “First impression of earth” – Aaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!! Che goduria!!

| buttato dentro il 13 gennaio 2006 | alle ore 21:19 | da | nelle categorie musica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Freschi, finalmente. Con un sound diverso, una voce curata, strumentisti che suonano nel vero senso del termine. In tre parole, visto che non ho mai saputo fare recensioni musicali, la maturità artistica.