L’illusione di Israele che vota per la pace

| buttato dentro il 9 febbraio 2009 | alle ore 21:18 | da | nelle categorie politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Elezioni in IsraeleIntervistata alla BBC, una ragazza palestinese dice che per lei non importa chi vincerà le elezioni, perché le cose per Gaza e la Cisgiordania non potranno che migliorare. Speriamo che sia vero.
Domani Israele va al voto. Un arco costituzionale inquietante, quello dello Stato di Israele. I partiti maggiori si differenziano soprattutto per le posizioni nei confronti dei territori palestinesi. Si parte dalla sinistra araba, alla sinistra israeliana del Labour, Kadima al centro, poi Likud e Yisrael Beitenu, partito israeliano nazionalista. Nei sondaggi, che non comprendono mai gli indecisi, in testa c’è il partito Likud di Bibi Netanyahu, veterano dell’esecutivo israeliano, che stacca nettamente Kadima della ministra degli esteri Tzipi Livni, in recupero negli ultimi mesi, ma ancora indietro per la questione sicurezza (che persino in Italia fa vincere e perdere elezioni, figurarsi nello Paese della guerra permanente). Il sentore è quello che il partito nazionalista Yisrael Beitenu, che intende far giurare ogni arabo israeliano sulla natura ebraica di Israele in caso di posto nell’esecutivo, cresca molto e diventi l’ago della bilancia.

Fino a poco prima dell’offensiva dell’”Operazione piombo fuso”, Hamas e Fatah, i principali partiti dell’assemblea dei territori, intendevano riavvicinarsi e unificarsi. Per quasi tutti i partiti israeliani, Fatah o Hamas poco cambia: non si dialoga con nessuno. Per chi ha la memoria corta e grida al fondamentalismo oggi di Hamas, non ricorda che fino al 2006 il nemico era Fatah, terrorista e fondamentalista.
Aveva ragione la ragazza palestinese alla BBC: chiunque vinca, non cambierà niente per i palestinesi. Tutto dipenderà dagli Stati Uniti e dall’Europa. Se si faranno influenzare dai giudizi sommari o se avranno la forza, ancora un volta, di far prevalere la ragione.



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