Robert Fisk – Del perché dalla storia non impariamo mai nulla

| buttato dentro il 30 maggio 2008 | alle ore 10:16 | da | nelle categorie cultura, dio, giornalismo, politica, recensioni | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 2 commenti e aggiungine un altro » |

Robert Fisk dovrebbe essere uno di quei nomi che, invocato, evocasse reportage d’autore, esperienza sul Medio Oriente, memoria storica delle guerre che segnano quell’area dal dopoguerra ad oggi, autorevolezza e notorietà. E invece, in Italia è quasi sconosciuto. Giunti al confine nazionale, al di là è il vuoto: a parte qualche premio Pulitzer, al di qua filtra ben poco dei grandi giornalisti internazionali. E ci teniamo i D’Avanzo, i Giordano, i Facci come esempio. Bah!

Escludete pure questa introduzione, aggiunge poco ai miei pensieri dopo questa lunghissima, faticosa ma interessante lettura. Cronache mediorientali è tutt’altro che un libro facile, un best seller. E’ un libro di storia, di reportage giornalistico. Che, attraverso la narrazione del dietro le quinte dei tanti servizi che l’autore ha scritto e fotografato per il Times prima e per l’Independent poi, fornisce un quadro completo degli ultimi 60 anni di tensioni internazionali, dall’Algeria alla Palestina, dalla Bosnia al Pakistan: una vita a Beirut per lavoro, “il luogo che ormai chiamo casa“, usando le parole dell’autore, intramezzata da numerosissimi viaggi in tutti i Paesi arabi e oltreoceano, nella tana dei nuovi imperatori, per cercare di capire. Capire, non limitarsi alla cronaca come fanno molti giornalisti “neocon” americani, che avallano ogni decisione del proprio governo se è a favore di Israele e contro il “terrorismo”, a prescindere dall’approfondimento e dalla storia. Continua…


Potrei averlo scritto io…

| buttato dentro il 13 aprile 2008 | alle ore 11:30 | da | nelle categorie giornalismo, politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi il commento e aggiungine un altro » |

«Andare a votare mi è sempre piaciuto, amo la banalità della democrazia, nutro simpatia per i seggi, gli scrutatori, i tabelloni appesi, le guardie che guardano, la matita copiativa. Mi emoziono ogni volta, anche se le volte oramai sono tante. Non ho mai capito l’ignavia dei disinteressati, dei non partecipi per menefreghismo, e fatico a digerire anche la spocchia di quelli che non vanno a votare perché “non si riconoscono” in nessun partito, chissà in che cosa si riconosceranno, nel Re di Atlantide, negli anelli di Saturno, nella barba di Bakunin, nella loro mamma? (…) Ho un paio di amici che rimarranno a casa, a misurare la puzza sotto il naso. Da dopodomani gli vorrò bene lo stesso, oggi no. Oggi li detesto».

Invece l’ha scritto Michele Serra.


Un metodo di successo per esportare la democrazia

| buttato dentro il 30 dicembre 2006 | alle ore 11:21 | da | nelle categorie politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |


Che merda d’uomo

| buttato dentro il 22 settembre 2005 | alle ore 19:07 | da | nelle categorie politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Fino ad oggi avevo per Berlusconi una forma di rispetto. Sparava una marea di puttanate, ma nel mio inconscio era libero di farlo, in sana democrazia. E poi, diciamocelo, qualche cosa intelligente ogni tanto da quel cervello usciva. O, al massimo, ci si poteva fare su due risate.
Da oggi invece lo disprezzerò, dopo che ha rimesso questo qui come ministro. Il passato non conta più?Silvio ha toccato il fondo: veramente una merda umana che non merita nemmeno il minimo rispetto come politico.