A forza di “Al lupo! Al lupo!” agli albergatori non crede più nemmeno Cappuccetto Rosso

| buttato dentro il 29 luglio 2005 | alle ore 15:49 | da | nelle categorie aosta, turismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Quando i bambini sono piccoli, si insegna loro a non lamentarsi per qualsiasi sciocchezza, ma di dare il giusto peso alle proprie manfrine per evitare che, nel momento del vero pericolo, i nostri pargoli non vengano ascoltati. Evidentemente gli albergatori valdostani (e un po’ quelli di tutto l’occidente) non sono mai stati bambini. Da anni, estate inverno e primavera, stampa e televisione locali vanno ad interrogare gli esercenti turistici sull’andamento degli affari e sulle presenze. La risposta ormai è standard: va tutto male. Perfino nel 2003 qualcuno faceva il piangina. 2003, anno magico di 40°C per più di 40 giorni nelle grandi città del Nord Italia, durante il quale trovare un posto letto in Valle d’Aosta era peggio che trovare un italiano a Sharm el-Sheik di questi tempi. Quel 2003 oggi preso come “anno 0″, incredibile ed irripetibile pietra miliare del turismo di inizio secolo.

Un punto cardine dell’analisi, in ogni ambito scientifico, è l’osservazione. Guardare, ma soprattutto vedere. Vedere se le persone fanno una determinata cosa, come la fanno, con quale frequenza e con che risultati in termini di soddisfazione. Per questo basta fare un giro a Cervinia, a Courmayeur, a La Thuile, a Gressoney in questi giorni per rendersi conto che il pienone non c’è. Questo che dovrebbe essere un periodo di pienone e di gran folla ai piedi delle nostre montagne è in realtà poco frequentato anche dai clienti abituali. Durante i week end la situazione migliora leggermente, ma è nei giorni feriali che il deserto prende forma.

Farebbero quindi bene gli albergatori a lamentarsi. Lamentarsi di sé stessi e del fatto che lamentarsi è ormai un’abitudine, che rimane inascoltata alle orecchie della comunità locale: “Ma come, quando c’era il pienone, non riuscivamo a trovare un parcheggio o a bere un bicchiere al bar o a mangiare una pizza, voi vi lamentavate? Abbassate la cresta e datevi da fare!”. E così, un turismo fortemente in crisi, legato ad un modello di sviluppo di 30 anni fa (o più), con una domanda di prossimità e un’offerta di servizi debole, urla senza che nessuno lo stia ad ascoltare. L’urlo di Munch trasmette più sensazioni di tutto il baccano che dalla Val Ferret alla Valle del Lys, passando per Cogne e Pila, gli operatori fanno ciclicamente ogni estate.

“Il cliente ha la tendenza a prenotare all’ultimo momento”. E tante grazie, se per carità divina dovesse mai piovere non saprà cosa fare per quei 2-3 giorni di soggiorno nel paese di “noia-landia”. “Il last minute ci rovina”. E tante grazie, se invece di restare a guardare riusciste ad organizzare un sistema di prenotazioni unico e rapido sfruttereste il last minute e non ne sareste succebi. “Non sappiamo più come organizzarci, nemmeno con le assunzioni stagionali”. Suvvia, le stagioni che tutti vorrebbero allungare di accorciano, ma i picchi in cui serve più personale sono gli stessi da 40 anni…

Insomma, quando si accorgeranno che piangere non serve a niente, sarà ahimé troppo tardi. Ma quando finalmente qualcuno ammetterà che, anche solo per una settimana, le cose sono andate veramente bene, tutti tireremo un sospiro di sollievo. Ma non crederemo più nemmeno a quello.



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