Tutto si riduce allo scontro personale

| buttato dentro il 23 Agosto 2006 | alle ore 9:40 | da | nelle categorie aosta, politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Ennio Subet, sindaco di Charvensod. Alberto Cerise, assessore regionale ai lavori pubblici. Guido Grimod, sindaco di Aosta.
Sono soltanto tre delle persone che negli ultimi tempi stanno confondendo il “buon senso” con l'”attacco personale”, il “parere personale” con l'”opposizione politica”. Finiti i tempi in cui l’opinione di un partito “nazionale”, fosse la DC, il PCI o i liberali, veniva tacciata come “anti-valdostana” ancora prima di essere sentita, oggi il nuovo spettro è il complotto.

1. Primo caso, in ordine di tempo, quello del Palais Aosta (nella foto in alto). La costruzione di un palazzetto dello sport in Comune di Aosta, deciso dalla Regione piuttosto repentinamente, ha fatto sobbalzare il capogruppo DS in consiglio comunale, Alder Tonino, che finalmente si è accorto che per le opere in Comune di Aosta dovrebbe decidere, concertando gli interventi con altri soggetti, il Comune stesso, e non la Regione. Cerise subito l’ha buttata sullo scontro personale e politico, mentre quella di Tonino era un’opinione piuttosto condivisa, supportata anche dalla stampa locale e dall’intervento di Vittorio Sgarbi.
Come stanno le cose: Aosta ha bisogno di un palazzetto dello sport. Ad Aosta esiste un’enorme area industriale dismessa, da riqualificare e da ri-accordare con il centro della cittadina, perché oggi isolato per lo scarso interesse e per la presenza fisica della ferrovia che lo separa dal centro. In quest’area sono stati costruiti in fretta e furia dei capannoni industriali, ora vuoti, soltanto per sfruttare il treno di un contributo europeo che sarebbe sfumato in breve tempo. È quindi più che logico localizzare un “palazzetto dello sport/auditorium/spazio polivalente” in questa zona. Meno logico è che la decisione sia presa dalla Regione e che, ancora una volta, i piani regolatori locali, già disattesi migliaia di volte, debbano essere modificati “d’imperio” da un intervento non concertato. Ancora meno logico è che, dopo aver atteso per almeno 30 anni la costruzione del suddetto palazzetto, oggi si abbia una fretta clamorosa nel dovrerlo costruire, creando una tensostruttura leggera, poco impattante, ma arcitettonicamente poco interessante e piuttosto scialba.
Quello che dovrebbe essere un importante scontro dialettico per il futuro della città, è ridotto ad uno scontro politico per equilibri interni a maggioranza regionali e comunali sempre più deboli.

2. Secondo in ordine di tempo, lo scontro tra un anonimo autore di una “lettera firmata” sulla sezione locale del quotidiano La Stampa e il sindaco del capoluogo, Guido Grimod. L’anonimo tracciava un quadro piuttosto tragico e pessimistico della città, ma centrava alcuni dei problemi più grossi che la città attraversa e alcuni limiti che l’amministrazione attuale ha. In un’invettiva del sindaco, qualche giorno dopo, in risposta all’anonimo, ha trovato applicazione il principio “Se non puoi convincere, confondi”. Grimod si è prima scagliato veentemente contro gli autori di lettere anonime. Poi si è scagliato contro l’opinione del libero cittadino, “degne dell’opposizione in consiglio comunale”. Ormai l’opinione personale non conta più, è possibile svicolarne accusando l’interlocutore di essere in malafede. Poi, il primo cittadino ha magnificato in 15 righe l’operato dell’amministrazione, snocciolando i traguardi raggiunti, invece di confrontarsi sui “nei” evidenziati dall’anonimo mittente. Proprio un bel modo di fare…

3. Terza in ordine di tempo, la polemica Subet-“spettro dell’opposizione dilagante”. Il Comune di Charvensod riceve la “bandiera nera di Legambiente” a causa del protrarsi di una delibera aberrante riguardante la costruzione di una strada “trattorabile” nel vallone di Comboé, finora non raggiunto da strade. L’opposizione consigliare, le associazioni ambientaliste, gli abitanti stessi della zona e i villeggianti richiedono da tempo la costruzione alternativa di una monorotaia, come già avvenuto in altri valloni vergini valdostani. La bandiera nera di Legambiente viene liquidata non come la giusta presa di posizione di un’associazione che persegue l’interesse di difendere la natura e chi la abita, in questo caso attraverso uno strumento democratico e non attraverso altre patetiche forme di lotta, ma come la presa di posizione politica dell’opposizione consigliare in Comune, formata da partiti vicini a Legambiente. E vicini, tra l’altro, al sindaco di Etroubles, paese valdostano unico titolare quest’anno della “bandiera verde di Legambiente”.
Insomma, all’asilo una buona maestra liquiderebbe la questione come invidia giovanile per il vicino di banco.

Tutto, però, in Valle d’Aosta si riduce a scontro politico. La mia opinione personale è che negli ultimi anni gli amministratori locali si siano disabituati a ricevere critiche. La creazione, più o meno indolore, di partiti all’opposizione del blocco dell’Union Valdôtaine, sta sparigliando le carte, e le reazioni degli amministratori sono ovviamente scomposte e poco eleganti.



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