Trattatello senza pretese sui media moderni

| buttato dentro il 8 gennaio 2008 | alle ore 20:10 | da | nelle categorie cultura, giornalismo, psico, web | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 7 commenti e aggiungine un altro » |

Pierpaolo, un anziano rocker valdostano che si sta finalmente laureando, mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul “rapporto tra i media tradizionali, il web e i blog“. Ora, lui starà già pensando da giorni «‘sto stronzo di Alessandro Mano parla parla, ma si è dimenticato di quagliare».
E io sto pensando da giorni «non sono assolutamente in grado di scrivere su di un argomento così complesso, data la mia esperienza limitata e piuttosto strana».
Venendo al punto, ciò che avrei scritto, se lo avessi fatto, sarebbe suonato più o meno così:

Il web 2.0 non esiste. Il suo peso è meno di zero: una cosa sconosciuta non esiste, così come l’America prima di Colombo. Al fianco di una fetta di società aperta alla tecnologia e al disordine del web, che ne apprezza l’immediatezza e la pluralità di versioni e vedute, resiste una maggioranza legata alle fonti di informazione tradizionali, alla firma, all’autorevolezza. Spesso, legata semplicemente alla facciata. Forse questa maggioranza sarà costretta, in breve tempo, ad adattarsi o a cedere il passo: la realtà immediata è però differente.
I media tradizionali – tra cui ovviamente: quotidiani e periodici stampati, televisioni e radio – sono soggetti a vincoli fisici asfissianti, che sono però la loro forza. La tv, così come la radio, ha come vincolo il tempo, l’orologio. La limitatezza temporale è però fonte di sintesi, rapidità, immediatezza, semplicità: certo, si porterà dietro refusi e inefficienza, ma la sua efficacia li renderà secondari. Venendo alla stampa: pagine, colonne, righe, battute. Una selva di limitazioni fisiche, che si portano dietro folli corse per riempire i giornali in tempo utile per la chiusura, l’impaginazione, la scelta gerarchica delle notizie, i tagli per accorciare pezzi troppo lunghi o sbrodolati: un processo immutabile, serioso e sinonimo di autorevolezza.
Il web, in questo, riesce ad sommare tutti i vantaggi e allo stesso modo tutti gli svantaggi della carta, della tv e della radio. Non ha limiti di tempo e di spazio, ma deve suscitare interesse perché il prodotto raggiunga il proprio target: ottenere un clic è banale, ma non è facile. Internet non ha limiti di spazio, né in lunghezza né in brevità, e deve per questo fornire i contenuti giusti, senza allungare troppo il brodo, perdendo attenzione nella lettura; senza concentrarlo, perdendo approfondimento.
Il web può permettersi di non spiegare, grazie al link.
Le notizie sono spesso date in ordine cronologico, nei portali tematici o in quelli locali, o presentati in “prime pagine”, principalmente dai siti dei quotidiani cartacei stessi. Il web è immediato, ma non ha l’assillo del tempo: il vantaggio di essere in continuo movimento e veloce, non corrisponde però ad altrettanti punti deboli. Una notizia “bucata” può essere inserita successivamente, e magari approfondita: su di un quotidiano, un giorno in più è tardi.
Vengo rapidamente ai blog: strumenti? Fonti? Svago? Approfondimento?
Difficile dirlo, sono tutto questo messo assieme. Il disordine del web li frena, ma è il loro motivo di vita: posso scrivere per anni senza essere conosciuto da nessuno, ma sono libero di farlo; posso raggiungere il “successo” per caso. La democrazia li ispira, tutti possono dire e fare ciò che vogliono (o quasi), ma allo stesso tempo la diffusione li fa diventare un mucchio di informazioni disorganizzate, un complesso assordante di notizie che pochi leggeranno.
E un link non è importante, come nella stampa su web, ma è vitale.
I blog, soprattutto nel già citato “web 2.0″, sono l’ennesima fonte di informazione tra cui destreggiarsi, e per di più hobbistica e raramente lavorativa: la leggenda narra di manager intenti a svuotare la casella da email indesiderate per quasi metà del proprio tempo lavorativo; oggi siamo arrivati alla frenetica ricerca di fonti informative valide all’interno dell’enorme numero di siti e situncoli, blog e portali. Sommersi da informazioni.
E quindi il blog non è fonte di informazione, proprio perché non ha autorevolezza immediata: deve conquistarsela, con un link tra i “preferiti” o un posto in un aggregatore di feed. Deve sottostare alle regole non scritte del giornalismo e dei mass media.
C’è da aggiungere soltanto una cosa: spesso i blog non sono informativi, ma momenti di approfondimento. E, anche in questo caso, scimmiottano tv e stampa: fonti di liti tra opposte fazioni (politiche, sportive, religiose), si riducono ad essere luoghi di ritrovo tra “uguali”: i lettori che si riconoscono in un tipo di blog, leggono, commentano e linkano solo quel tipo di blog. L’apertura culturale di cui sono portatori è vanificata. E i blog rimangono democrazia, cultura, curiosità, comicità, approfondimento: ma raramente informazione.
Quando ci si accorgerà appieno delle potenzialità del web, e dei blog, magari attraverso la creazione di portali tematici o geografici più efficienti di quelli attuali, sarà come la scoperta dell’America. Arriverà il Colombo di turno e la troverà bella. Nonostante non fosse ciò a cui era abituato, la vecchia Europa della carta e dell’antenna, o quello a cui mirava, l’Oriente esotico e magico.


7 Comments on “Trattatello senza pretese sui media moderni”

  1. 1 JeKo said at 23:23 on gennaio 8th, 2008:

    come ti dicevo via skype sono d’accordo con te su quasi tutto… Quasi, appunto… perché secondo me l’apertura mentale dei blogger in generale è più ampia di quella che descrivi tu… non cerco giustificazioni di parte, semplicemente ho avuto modo di parlare con tanta gente ultimamente per via della tesi e ho scoperto quanto possa essere variegato e bizzarro il comportamento dei blogger… per questo dico che “non si legge ciò in cui ci si riconosce” ma è vero il contrario, spesso “si legge ciò che NON si è”… soprattutto nei blog, luogo d’incontro per gente di cultura informatica sopra la media, la gente tende a cercare ciò che le manca… che spesso è l’umanità tout cour…
    Poi ovviamente, come in ogni cosa, ci sono le persone one-minded ma sono casi a parte…
    Spesso mi sembra proprio il contrario di ciò che dici… che è il lettore di quotidiani/spettatore di tg ad essere monotematico circa gli argomenti e questa routine lo porta ad essere quasi dipendente da una sola fonte (più o meno valida, più o meno rispettata, più o meno autorevole). Ciò che il blog ha e che manca ai giornali e telegiornali è lo sfottimento globale in caso di uscita infelice con notizie false, inesatte o platealmente inventate… quante volte hai letto sui giornali delle smentite? Quasi mai… quante volte le si leggono sui blog? Spessissimo… per carità, questo potrebbe anche essere, come dici tu, sinonimo di “blog=nessun controllo delle fonti”, “quotidiano=autorevolezza”… ma chi ci gatantisce che non sia “blog=partecipazione”, “giornale=dittatura”? c’è da pensarci :P
    Per ora chiudo qui ringraziandoti per l’ottimo articolo che finirà, giustamente e doverosamente, sul mio progetto di laurea…
    Have a good night.
    -JeKo-

  2. 2 manomano said at 11:57 on gennaio 9th, 2008:

    Grazie del commento.
    Nello scritto ho generalizzato molto (e non mi piace farlo), e ho omesso volutamente casi “particolari”. La nota sull’”apertura culturale mancata” dei blog è in parte una provocazione, in parte un risultato di un’esperienza diretta. Ho letto molte volte, in giro, “il tuo commento non è gradito“, “torna da dove sei venuto“, “brutto fascista/komunista” e ho visto sollevazioni popolari dei commentatori di un particolare blog contro i nuovi venuti. Tutto in blog e in spazi di discussione che si professavano libertari e dialoganti.
    E’ evidente il passo in avanti della rete e dei blog rispetto alla tradizione e all’autorevolezza di facciata dei media centenari. Ma spesso si va oltre, si descrivono i blog come il paradiso: sono invece una realtà in forte espansione, ma in gran parte ancora da esplorare. E non generano sentire comune, ma una selva di piccole differenze nella stessa grande famiglia. Il tutto in my humble opinion, come dicono i blogger britannici.

  3. 3 JeKo said at 14:04 on gennaio 9th, 2008:

    IMHO si dice anche in Italia… oramai è lingua comune :)
    Comunque da questo punto di vista hai ragione… ma non parliamo più di “argomenti” comuni ma “modi di vedere le cose” comuni… c’è una bella differenza…

  4. 4 angelomusumarra said at 17:04 on gennaio 9th, 2008:

    Considera che in Valle d’Aosta, Pier, c’è un’imperante mancanza di buonsenso, dove è impossibile mantenere un serio rapporto tra bloggers. La politica, soprattutto quella di estrema sinistra, ha rovinato questa grande opportunità, con i finti anonimi che insultando e diffamando non fanno altro che far chiudere o limitare i blog. L’unico caso rimasto, dopo il micidiale generale, che da qualche settimana è in “errore 404″ è quello di Eddy Ottoz dove, alla fine, ci sono quasi sempre gli stessi interlocutori. Credo che ci siamo giocati una grande opportunità… o no?

  5. 5 JeKo said at 17:21 on gennaio 9th, 2008:

    @angelo: assolutamente si, sono d’accordo

  6. 6 manomano said at 18:02 on gennaio 9th, 2008:

    @Angelo: Ci siamo giocati una bella e grossa opportunità. Ma, a parte le chiusure e i fallimenti, la situazione a livello nazionale è molto simile. Basta andare sui blog di Grillo, Di Pietro, Luttazzi, Guzzanti (padre), e si assistono a situazioni poco edificanti. Il mio pessimismo di fondo, quando nel pezzo ho parlato di “apertura culturale mancata”, era riferito a tutto questo.

  7. 7 Zapotek said at 17:31 on gennaio 11th, 2008:

    Il Web 2.0 esiste. E lotta per noi. :)

    http://en.wikipedia.org/wiki/Web_2


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