#AttitudineRavensburger

| buttato dentro il 9 Gennaio 2021 | alle ore 0:37 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Oggi, nel tardo pomeriggio, in via Guido Rey ad Aosta non lontano dalla Torre dei Balivi, ho trovato questa tessera di puzzle.
Immagino il malessere di chi l’ha persa, per di più è un pezzo di bordo e quel puzzle è rovinato per sempre.
Chi l’avesse smarrita mi può contattare.


Il nuovo anno sarà migliore del vecchio

| buttato dentro il 3 Gennaio 2021 | alle ore 11:57 | da | nelle categorie news | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Ci ho messo tre giorni ma adesso l’ho capito: l’altra sera avete fatto il conto alla rovescia alle lamentele per il 2021


Fasce

| buttato dentro il 20 Dicembre 2020 | alle ore 21:50 | da | nelle categorie news | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Fai una vita così grama per diventare area gialla, che quando ci entri alla fine non te la godi neanche così tanto


Covid-19 for dummies

| buttato dentro il 6 Dicembre 2020 | alle ore 10:48 | da | nelle categorie news | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Tante cose non capisco, e infatti di questa pandemia non ho mai scritto una riga riservando ai social soltanto le mie personali scemenze.
Una, però, non la capisco proprio: chiedo a qualcuno degli esperti che legge se ha due minuti per chiarirmi le idee.
Ora: non usciamo di casa da un mese, se non con la mascherina. Non possiamo vedere nessuno. Ci laviamo le mani compulsivamente. Nelle pochissime occasioni in cui dobbiamo stare al chiuso con qualcuno, spalanchiamo porte e finestre raggiungendo temperature da Siberia, e chiudiamo tutto solo quando naso e orecchie stanno per staccarsi, solo per evitare di sfigurarci per sempre.
In tutto questo, i casi di Covid-19 sono scesi moltissimo.
La cosa che mi arrovella da tempo è: ma se non piglio il Covid perché adotto seicento precauzioni al limite dell’ossessione, ma dove dovrei prenderla di preciso l’influenza stagionale?


Il sole di mezzanotte

| buttato dentro il 31 Ottobre 2020 | alle ore 11:05 | da | nelle categorie news | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

L’altra sera ero in un’enorme casa, in via Festaz, ad Aosta.
C’era una specie di festicciola, nei sotterranei.
Sta di fatto che siamo entrati all’ora dell’aperitivo, siamo usciti verso mezzanotte.
Una volta fuori, c’era il sole: all’altezza del punto in cui tramonta in questo periodo, ma alto, caldo, innaturale.
Io mi sono stupito della cosa, gli altri che erano con me invece sembravano tranquillissimi: «Ma non lo sai che è cambiata l’ora?».
Ho capito, cari amici, ma è mezzanotte, il sole è in una posizione che non ha senso, non siamo in Svezia – né all’envers – cos’è che non quadra? «Sei il solito esagerato, tiri fuori sempre storielle nuove per lamentarti dell’ora solare».
[Ah, prima che arrivi qualcuno a dirmi che faccio le feste e gli assembramenti e signora mia il Covid-19 dove lo metto, è un sogno. Ma lo uso per ribadire una volta di più quanto io e il mio inconscio ci andiamo fuori per sta storia, ogni anno]


Orasolarismi

| buttato dentro il 25 Ottobre 2020 | alle ore 12:13 | da | nelle categorie news | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

«Ormai sono un ometto, quest’anno il cambio dell’ora non mi frega» ho pensato ieri sera andando a dormire.
E invece, puntuale due volte l’anno, ci sono ricascato.
Mi sono svegliato presto (non chiedetemi se alle 6 o alle 7 perché gli orologi di casa facevano due ore diverse).«Beh, faccio colazione e torno a dormire».
Chiudo gli occhi, li riapro. È passata un’ora e 10, «e dai, è ora di darsi da fare, op op op, sono quasi riposato».
E in sostanza, adesso che mi aggiro cadavere per casa, ho fatto mente locale e ho dormito ben 10 minuti.
Dopo chiamo Augusto Rollandin e gli chiedo come funziona con i microsonni.


«Quando ero piccolo / m’innamoravo di tutto / correvo dietro ai cani»

| buttato dentro il 1 Giugno 2020 | alle ore 11:17 | da | nelle categorie storie di vita vissuta | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Quando ero piccolo, c’era la statale.

La statale era quel mostro mangiapalloni – quanti SuperTele inghiottiti da un tir gigantesco o da una macchina che andava troppo – che si ergeva come ostacolo tra noi e il resto del mondo. Eravamo un gruppone di bimbi e di ragazzini più grandi, il pallone ci scappava sempre mentre giocavamo in cortile, rotolava giù di corsa e poi serviva un “grande” per andare a recuperarlo. Altrimenti altro che bistecchizzare solo un pallone, il tir o la macchina spianava anche noi.

La statale ho imparato a domarla quando andavo ormai alle medie: una volta mica c’erano i bambini svegli di adesso che in prima elementare hanno già la patente, e poi per andare a scuola non dovevo attraversare. Non c’erano marciapiedi, non c’erano strisce pedonali, invenzioni moderne e superflue. Bisognava attraversarla così, un po’ confidando nella fortuna, un po’ nel buon cuore degli automobilisti, un po’ nei loro freni.

La statale, prima della costruzione dell’autostrada per il Monte Bianco, era anche quel mostro con due file di tir fermi, a ogni sciopero era la festa dell’esser murati vivi in casa, un confinamento d’antan. Roba che mia nonna, quando andava in centro, diceva «sono andata ad Aosta» e io la guardavo come avessi visto Et vestito di rosa con i baffi finti.

Il quartiere Cogne è venuto dopo. Noi homo sapiens sapiens ci abbiamo messo un’era geologica ad attraversare la statale, un’altra a scendere una stradina minuscola tra le case della prima collina, una terza a scoprire che c’erano altri sapiens sapiens giù di sotto, ed erano proprio come noi.
Il problema, dopo la cattiva statale, era che c’era un altro mostro con cui fare i conti. «Stai attento che ci sono i drogati». Era un’ossessione. Il Tg diceva che c’erano i drogati, i giornali pure. Io, che già allora ero scemo, dicevo ai miei «il Tg ha detto che il quartiere Cogne pullula di drogati». Invece di sdrammatizzare, il terrore per i drogati non faceva che aumentare.

Ci si addentrava con quest’angoscia, nel quartiere Cogne degli Anni 90 che pullulava di drogati. Perché il problema non erano i drogati, ma il quartiere. Poi però c’erano le case e i bambini, altri SuperTele che non rischiavano di finire sotto le gomme di un tir. C’erano le cabine telefoniche, prima gialle e poi rosse. C’era la chiesa, con dei preti un po’ strani e delle suore che pensavano solo a dire ai bambini quant’era cattivo il diavolo (e io diciamo che non presi bene né i primi, né soprattutto le seconde).

Le uniche siringhe che ho mai trovato le ho viste sotto casa mia, al di qua della statale. Ci avevano invaso? C’erano i drogati anche di qua? Non andava bene, i drogati erano al quartiere Cogne, si annidavano nelle rampe dei garage e gli spacciatori andavano a raggiungerli con il Ciao. Era lì che pullulava di drogati. La statale, ultima frontiera della civiltà, avrebbe dovuto arginarli. Cosa non aveva funzionato?

All’epoca quelle siringhe – ed è la cosa che mi ha sempre colpito di più – sono rimaste al loro posto per mesi, senza che nessuno le raccogliesse o che le buttasse via. E io ogni volta che passavo di lì le guardavo: arrivai al punto di pensare che le vedessi solo io, per colpa del fatto che il pullulìo di drogati era altrove e quella soltanto una mia allucinazione.

Se nel 1993 ci fossero stati gli smartphone e i social network, qualche leone della politica le avrebbe fatte rimbalzare ottenendo milioni di like: dei drogati fuori dal quartiere Cogne, inconcepibile.

Poi è venuto il tempo del lavoro che faccio adesso. Spesso devo raccontare il degrado, i drogati, le retate. Di come cambia la città. E spesso rido per come è dipinto il quartiere, e i miei colleghi mi guardano male. È capitato anche che qualche giornalista di fuori veda per la prima volta il quartiere Cogne, che noi di qui dipingiamo come il Bronx o come la Scampia delle Vele. E sorride guardando i suoi giardinetti inglesi e le strade pulite, l’oratorio pieno di bambini che giocano e il campetto di pallacanestro sempre vivo.
Mica dico che non ci siano problemi, eh. Ma basterebbe la volontà di affrontarli. Come un bambino di dieci anni doma il mostro della statale, una città potrebbe domare il mostro del quartiere che pullula di drogati, aprendo gli occhi.

Alla fine non ci vuole tanto: ci si sporge sul ciglio, si guarda prima a sinistra e poi a destra e se non c’è nessuno si attraversa. La prima volta fa paura e vorresti la mamma per mano, la seconda sai che puoi farcela, la terza non ci pensi più.


Ezio Bosso se n’è andato, e io ci sono rimasto

| buttato dentro il 18 Maggio 2020 | alle ore 0:11 | da | nelle categorie musica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Io ammiro tanto quelli che hanno un’opinione su tutto, un’opinione sempre.
Non sono capace di fare lo stesso, credo non lo imparerò mai.
Anche perché non voglio diventare come chi ha la faccia tosta di spiattellare il suo punto di vista ogni dieci minuti per dire a tutti che bisogna fare così e non cosà. Come chi ha sempre certezze. Sui migranti, sul tempo, sugli aiuti internazionali, sulla salsa da mettere nel panino, sulla sanità, sull’andamento del raccolto di arance. E dubbi: mai.
L’altro giorno è morto Ezio Bosso, e io ci sono rimasto.


Tanto, nella fase 2, pioverà sempre

| buttato dentro il 21 Aprile 2020 | alle ore 17:17 | da | nelle categorie giornalismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Ma comunque io non la capisco tutta questa vostra voglia di camminare e di andare in montagna.
Ma l’avete visto che piove?


I mercati sono il male, viva le code al supermercato

| buttato dentro il 4 Aprile 2020 | alle ore 18:32 | da | nelle categorie domande | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

mercaosta
I mercati sono il male? «Allora li vieteremo».
E il presidente della Regione, Renzo Testolin, firma un’ordinanza. È la copia di quella del Veneto, emessa ieri, che non vieta un tubo: ci vanno le distanze, le bancarelle vanno «perimetrate».
«Le parole sono importanti» direbbe Nanni Moretti? Nell’ordinanza di ieri del Comune di Aosta, criticata aspramente in diretta in una conferenza stampa da presidente, capo della protezione civile, coordinatore sanitario dell’emergenza, si usava il termine «delimitate».
Geniale: i mercati resteranno, però ho anche accontentato chi li voleva vietare.
La stessa ordinanza prevede che per fare la spesa al mercato, nei negozi e nei supermercati sarà obbligatoria la mascherina. La stessa cosa, l’ha fatta oggi anche la Lombardia.
«Tutto bene», «finalmente», «era ora», direte voi.
La cosa più simpatica di tutte è un’altra: ci sono alcuni paesi che, per distribuire le mascherine che la protezione civile ha distribuito ai Comuni, hanno scelto di darle ai negozi o ai supermercati. Che le distribuiscono alla cassa.
Servirà la mascherina per ritirare le mascherine.

[Nella foto, il “mercato” di Aosta, oggi: un banco, quasi nessun cliente, ma parole scritte e dette che messe in fila farebbero mille volte il tragitto tra la Terra e la Luna]