Sensazioni come altre di non sentirsi in un Paese normale #02

| buttato dentro il 17 febbraio 2009 | alle ore 21:27 | da | nelle categorie politica | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Famiglia Mediaset

Gianni Riotta, direttore del Tg1, è riuscito nell’impresa di non dare, nei titoli, la notizia della condanna di David Mills nel processo che vede coimputato Silvio Berlusconi. Presidente del Consiglio. Di un Paese occidentale. Nel G8.
Successivamente, si è superato dando la notizia al minuto 20 del suo telegiornale, infilata in mezzo ad un’intervista tra la gente e una notizia su Sanremo.
Era parzialmente giustificato dall’ennesima dimostrazione di autolesionismo del PD, che dopo essere finito ad elezioni anticipate in Sardegna per litigi interni alla stessa maggioranza di centro-sinistra è riuscito nell’impresa di perdere le elezioni con un candidato forte e rappresentativo come Renato Soru, e di far crollare la leadership traballante di Walter Veltroni. Distratti tutti dal PD in pezzi, notizia d’apertura, chissenefrega di Mills e del premier coimputato.

Al di là dell’indignazione (“Berlusconi in un Paese normale dovrebbe dimettersi“, dicono i duri e puri, dimenticando che l’Italia, con ogni evidenza, non è un Paese normale), è clamoroso come il PdL sia riuscito a modificare completamente il modo di pensare degli italiani: stamattina mio padre – che tutto è tranne che comunista – mi ha detto candidamente che non riesce a capire come «gli italiani siano potuti impazzire tutti contemporaneamente votando per Berlusconi, dopo le porcate che sta facendo al Governo, e per cementificare la Sardegna». E in effetti è così: ci fosse un analista politico in Italia (Sartori? Ditemi dove gli danno spazio… Al Tg1?) direbbe che non ha perso il PD, perché è calato dell’11% rispetto alle politiche di un anno fa, ma a ben vedere il PdL ha perso 12 punti. Ha vinto la lobby del cemento. La lobby che in Italia è decisiva. Altro che la chiesa.

Ha vinto la politica di Berlusconi, che ha fatto campagna elettorale in Sardegna trascurando Roma e i suoi impegni. Ha vinto soprattutto il partito che osteggiava tasse di lusso, piani regolatori restrittivi e, perché no, pulizia nella politica. Il partito che ormai trionfa da anni in tutta Italia, e che forse non ha mai smesso di trionfare dal ’45 in avanti.

Veltroni, di suo, è riuscito in meno di due anni a trasformarsi da salvatore della Patria, a palla al piede. Una perdita di consenso che nemmeno Prodi, al suo meglio dopo indulto e lotta all’evasione (“E godi godi godi, che c’è Romano Prodi“, diceva il Bagaglino), era riuscito ad esprimere. Nel 2007 Walter sembrava l’unico possibile antagonista di Super-Silvio. Poi ha scelto di andare da solo, facendo benissimo. Poi ha fatto fuori la sinistra, o almeno così raccontano quei rimasugli di Rifondazione e dei komunisti.
Nel 2009 non va ormai nemmeno più bene per il tiro al piccione. Via, cambiare. Il consenso è al minimo, la sinistra è allo sbando ancor più di quando ha perso le elezioni. Berlusconi fa vaccate, e le uniche parole critiche arrivano da Di Pietro. Quello che da anni è screditato da tutti, anche dai suoi compagni di schieramento, anche dalla sinistra.

Tutto ciò per dire che non sono stupito. La sinistra finché andrà avanti così non tornerà a governare nemmeno entro vent’anni. Finché non si modernizzerà, non caccerà i Rutelli, i D’Alema, i Latorre, le Binetti e le Finocchiaro. Finché non troverà unità a sinistra del PD e smetterà di puntare al centro, dove i galli nel pollaio sono centinaia e si riciclano di qua e di là, come tergicristalli. E se a destra o al centro questo può andare bene, a sinistra no: gli elettori non lo vogliono. E iniziano a non volerlo più nemmeno a destra.

Volti nuovi, spazio, freschezza. E invece il PD sceglie Franceschini………………………………………………



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