Altro che Moccia… – Verdena – Sordevolo – 20/07/2007

| buttato dentro il 21 luglio 2007 | alle ore 20:32 | da | nelle categorie aosta, musica, stra-cult | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

In mezzo al prato indovina cosa c’era… In mezzo al prato indovina cosa c’era…
L’ennesimo concerto in un posto impensabile, per gli standard canonici. Da restare a bocca aperta, per chi non ha mai visto l’”anfiteatro Giovanni Paolo II” di Sordevolo. Perché un festival musicale così piacevole e con artisti di richiamo finisca in provincia di Biella, non si sa. Non che abbia qualcosa contro Biella, anzi. Ma se pensiamo al deserto culturale di Novara, Ivrea, Aosta, Biella spicca in positivo per la capacità di attrarre, di organizzare, di offrire anche ai “vicini di casa” dei concerti sostanziosi.

L’altra sera c’erano i Verdena, altri che hanno avuto la sfiga e la fortuna di nascere in Italia, un nome una garanzia. Bel concerto, tirato, rock.
Ma appunto, la caratterizzazione lascia basiti: un qualsiasi posto di prima collina, senza nessuna differenza da altri millemila posti di prima collina, con un mega anfiteatro all’aperto, un palco degno di un festival oceanico, un angolo con bar “open air” da far invidia a qualsiasi località turistica… A Sordevolo. A Biella. In una zona in crisi industriale. In una zona senza i soldi dell’Autonomie. Continua…


Letture di fine anno

| buttato dentro il 30 dicembre 2004 | alle ore 21:40 | da | nelle categorie cultura, giornalismo, musica, recensioni, sport | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Mes amis mi hanno regalato per Natale (uno dei pochi regali ricevuti, meglio così) “The Beatles Box“, raccolta di quattro biografie dei Beatles di Alan Clayson, una per ognuno. Dopo una prima lettura di quella di John, un primissimo commento, che molti di voi troverete noioso: senza Brian Epstein i fab sarebbero stati molto meglio ma non li avrebbe conosciuti nessuno. A causa di questo manager puntiglioso, i fab hanno esordito senza essere i ribelli che erano in precedenza, con un batterista che successivamente avrebbe fatto notare i propri limiti (o la sua grandezza?), con un look che li ha resi cool e pop.

In precedenza ho finito di leggere le biografie di “Marco Pantani, Un uomo in fuga” della sua (ex) manager Manuela Ronchi e del giornalista Gianfranco Josti, e “Marco Pantani” di Beppe Conti. Il primo, più personale e meno giornalistico, almeno nella seconda parte, svela la verità (o meglio, una delle verità) sugli ultimi anni di vita del Campione, da Campiglio in poi. La carenza descrittiva della prima parte è colmata dalla seconda biografia, maggiormente giornalistica e curata, che però come rovescio della medaglia ha una velata ipocrisia nel racconto dell’ultima parte e non può avere certo la cura del dettaglio della prima.

Infine, ho iniziato la lettura di “Regime” di Marco Travaglio e Peter Gomez. Tutt’altra lettura rispetto agli altri due libri, presenta una concezione che, con il livello dei media di questo periodo, risulta quantomeno strana.
Ah, il regime di cui si parla è quello attuale italiano, causato dalla concentrazione dei 4 poteri in una persona sola, l’Altissimo. E, seppur con una visione che sarebbe stigmatizzata e censurata dal regime se solo non fosse un libro, descrive pennellate di un’agghiacciante realtà dei nostri tempi.


Il muro di John Lennon

| buttato dentro il 24 febbraio 2004 | alle ore 22:49 | da | nelle categorie musica, turismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Come un muro possa essere affascinante è alquanto inspiegabile. Uno squallido muro, come tanti, che i giovani praghesi hanno trasformato in un tempio dell’occidentalità all’aria aperta. Può essere definito a ragione il più famoso murales del mondo, anche se nella realtà non esiste.
Infatti la sua fama lo porta ad una sorta di autodistruzione. Rovinato e firmato a più mani, deve essere ciclicamente ridisegnato, e ogni volta gli “artisti” di strada lo fanno in modo differente.
Situato a Malá Strana (Quartiere Piccolo) di fronte all’ambasciata francese e a due passi dalla Moldava, è apparso in una notte del 1980 dopo l’assassinio di Lennon a New York City.
La scritta che appariva originariamente sotto il faccione di John (“Voi avete Lenin, lasciateci il nostro Lennon“) ha alimentato la leggenda metropolitana secondo cui il dipinto fosse opera dei giovani hippies, guardati con sospetto dalla polizia socialista.
In realtà l’opera dovrebe essere di un giovane messicano, ma il mistero che accompagna queste opere clandestine è sempre fitto e intrigante.
Purtroppo il muro, per la sua “sacralità”, è divenuto il banco di prova per giovani writers provenienti da tutto il mondo e attratti dal fascino di questo angolo, di una città già molto affascinante senza la necessità di nuove attrattive moderne. Ne esce un delirio di scritte e graffiti che rovinano l’originale, ma che fanno sì che l’opera sia in continua evoluzione, grazie all’apporto ogni volta di persone diverse, provenienti da chissà quale angolo del pianeta.
Ogni anno, l’8 dicembre, nell’anniversario della morte dell’ex Beatles, fans di ogni età e di ogni provenienza si ritrovano davanti a questo “santuario” per commemorare il loro idolo a lume di innumerevoli candeline.