Discorsetto banale

| buttato dentro il 12 dicembre 2007 | alle ore 14:55 | da | nelle categorie economia, giornalismo, notizia del giorno | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 2 commenti e aggiungine un altro » |

Due giorni di sciopero dei Tir bastano per mettere in ginocchio l’Italia.
«Tutti precettati», tuona il Governo.
«Precetta tua sorella», rispondono i camionisti.
Il vero problema che questo sciopero ha sollevato, ma nessuno pare essersene accorto, è che dipendiamo in tutto e per tutto da una categoria. Senza i taxisti, si vive. Senza metropolitane e bus, si vive. Senza medici, visto che sono persone responsabili, si vive. Senza treni, si vive meglio. Sembra una cosa ovvia, ma nessuno l’ha ancora affrontata. Nè quel suonato di Beppe Grillo, che ha di meglio da fare per farsi soldi, né ministri, né giornalisti.
Senza Tir non si vive, tutto va a gambe all’aria, e non ci sono soluzioni alternative che tengano. Il “just-in-time” professato dall’economia occidentale è KO in Italia, Paese dipendente dal trasporto su gomma e senza una sola alternativa che sia valida: l’assenza di magazzino ha svuotato il poche ore benzinai e supermercati. Il trasporto su rotaia non esiste, ma nessuno pensa di incentivarlo: meglio la gomma, certo. Ma se un giorno i camionisti si svegliano col piede sbagliato, restiamo tutti a piedi e “senza” cibo.
Non sarebbe ora, invece di cercare semplicemente di metterci una pezza, di ripensare il sistema di trasporto e consegna perlomeno dei beni di prima necessità? Non si tratta di tagliare fuori una categoria, ma di sfilarle lentamente di mano il coltello, che ha saldamente dalla parte del manico.
Anziché fermarsi al problema attuale (“facciamo ripartire i Tir al più presto”), pensiamo al futuro (“come faremmo senza Tir”): e se un giorno a scioperare non saranno i Tir, ma il petrolio?

Nell’immagine, la festa del camionista, il cui motto recita “un partner insostituibile per l’economia del paese”.


Segni della società che cambia #02

| buttato dentro il 12 ottobre 2007 | alle ore 19:24 | da | nelle categorie aosta, demenza giovanile, politica, psico | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire leggi i 2 commenti e aggiungine un altro » |

Oggi manifestazione studentesca. «Non siamo contro gli esami di riparazione», ma sono apparsi puntualmente cartelli “No agli esami“.
Il punto non è questo. Il punto è il mio disgusto, ma per altro: ai miei tempi si manifestava tutti uniti, non c’era bandiere e colori. Non c’era politica, se non quella “Studenti vs. Resto del Mondo”. Sapevo bene che la Valle d’Aosta, in questo, rappresentava l’eccezione. Fuori Valle, dal ’68 in avanti, e forse anche prima, gli scontri destra-sinistra sono la marmellata sul pane della protesta, quel di più che fa colore e dà gusto e che, se non ci fosse, farebbe strano a tutti.
Qui, nell’isola felice di Regionelandia, gli studenti erano studenti. E basta. Qualche leader politico sfilava con loro, ma soltanto quelli, di qualunque colore essi fossero, che condividevano o avevano ispirato la protesta.
Oggi, invece, hanno sfilato in due cortei distinti e antagonisti. Con canzoni che dovrebbero essere condivise e che invece diventano inni di parte (Il canto degli italiani di Mameli da una parte, Bella ciao dall’altra). Con bandiere che dovrebbero essere condivise e che invece diventano inni di parte (il tricolore e la bandiera della pace). Con leader politici che dovrebbero condividere con gli studenti le motivazioni della “lotta” e che invece incitano alla contrapposizione (Azione Giovani e meno giovani da una parte, Rifondazione e i suoi satelliti dall’altra).
Uno spettacolo penoso, incivile, indegno. Il peggio di quanto potesse succedere fuori dalla “Dzenta valaye”.
E così tutti hanno parlato delle polemiche successive e della “protesta degli studenti contro gli esami di riparazione” e non delle altre motivazioni: forse perché non esistevano…

Nelle immagini: a destra la destra, a sinistra la sinistra. E dove se no…


Show pero

| buttato dentro il 19 dicembre 2006 | alle ore 0:02 | da | nelle categorie demenza giovanile, giornalismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Buonasera. Questa edizione del blog va in onda in forma più deficiente del solito per manifestare solidarietà ai giornalisti veri che stanno spaccando i maroni da mesi a quelle teste di cristallo degli editori italiani, da sempre liberali e attenti alle esigenze del portafoglio dei loro dipendenti. Inoltre l’autore si asterrà dalla firma per manifestare dissenso verso il Governo ladro che fa piovere tutti i giorni ormai da mesi. Chi vi parla è autorizzato dal comitato di neuroni del cervello dell’autore, che sta facendo le prove per i botti di Capodanno e una gara di rutti, e non gliene può fregar di meno se qualcuno scrive su un blog che nessuno legge. Ecco le notizie della giornata…..

Editori, giornalisti, la smettete di fare i bambini? Noi italiani vogliamo sapere tutto, ma proprio tutto, sulla salute del nostro Silvio preferito