Turismo – L’oste fa i conti senza i clienti…

| buttato dentro il 7 settembre 2006 | alle ore 18:22 | da | nelle categorie aosta, economia, turismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Il proverbio parla di “fare i conti” e dell’”oste”. Nel caso in questione, sarebbe meglio ribaltarlo. L’oste fa i conti senza i clienti. Crede che il “cliente” sia un’entità astratta e non determinabile. Crede che la “risorsa cliente” sia fungibile e indeterminabile a priori.
Niente di più sbagliato. La clientela moderna è, più o meno facilmente, catalogabile, sondabile, rilevabile, conoscibile. Il punto è che nessuna delle piccole o medie imprese lo sa fare o lo fa. Tanto meno in campo turistico.
Propongo ai miei rari lettori una serie di sconsoltanti esempi estivi. Si riferiscono tutti a casi valdostani, non tanto perché il problema sia solo locale, quanto perché le mie conoscenze più profonde non si spingono altrove. Potrei parlare di iniziative riuscite o malriuscite delle Alpi lombarde o delle Dolomiti, o dei successi o dei flop del Jura o dell’Alta Savoia. Ma non ho dati alla mano e conoscenze dirette, quindi avrebbe poco senso farlo. Credo invece, in modo magari presuntuoso, di conoscere la Valle d’Aosta in molti dei suoi aspetti più caratteristici e in gran parte delle sue storture, tipiche soltanto di questa “regione alpina unica al centro delle Alpi”. Inizio l’analisi con casi a me vicini, lavorando poi per induzione.

1. Ad Aosta gli integerrimi vigili della Polizia Locale, hanno avuto la brillantissima idea di eseguire un blitz (notturno) nei locali (notturni) della cittadina (rari e piuttosto in crisi già senza “aiuti” e “intrattenimenti” esterni). Normale amministrazione, non fosse per il periodo: pieno agosto.
A scatenare le loro ire, il semplice “vociare” dei clienti e non particolari comportamenti scorretti o schiamazzi dei giovani avventori. Un sommesso chiacchierare che nessuna autorità pubblica perseguirebbe. Non sforando i limiti di decibel di legge, non si capisce dove sia il problema. E invece le multe sono arrivate lo stesso.
Paradossalmente, la “mazzata pe il turismo” invocata nei giorni successivi dagli organi di informazione è tanto impalpabile quanto la motivazione delle multe. Chi ha mai visto un turista in un locale di Aosta? I locali più carini sono frequentati in larga parte da valdostani. I bar del centro chiudono molto presto la sera. Turisti? Magari! Aosta è così poco attrattiva per una clientela giovane, a causa anche di questi interventi delle autorità estremamente inopportuni, che farebbe persino piacere se qualche turista fosse scappato dalla città perché disturbato da vigili poco furbi. In questo caso il target c’è, ma l’opinione pubblica e gli amministratori locali non lo conoscono.

2. In tutta la Valle d’Aosta, le fiere dell’artigianato imperversano. Nati sulla scia del successo della Fiera di Sant’Orso invernale, vittima negli ultimi anni del suo stesso gigantismo, una marea di appuntamenti sparsi a macchia di leopardo su tutto il territorio della Vallée tenta di diffondere la conoscenza dell’artigianato tra i visitatori della nostra Regione. Tenta di mantenere vive le tradizioni (che tradizioni non sono…). Tenta di portare benefici del turismo anche alle fasce sociali che ne sarebbero soltanto danneggiate: gli agricoltori e gli artigiani locali. Turisti? Chi li ha visti? In gran parte delle fiere locali, una maggioranza schiacciante dei visitatori è locale, non è turista. Chi acquista, è valdostano. Chi partecipa alle libagioni luculliane connesse alla fiera, è valdostano o visitatore non occasionale. Il turista o il viaggiatore di passaggio, non conoscono queste iniziative perché la loro comunicazione è nulla. Anche in questo caso, il target della clientela non corrisponde alla clientela effettiva, e gli effetti benefici sull’economia locale sono marginali. Il target c’è, ma non è conosciuto, è poco redditizio e soprattutto non è quello a cui gli organizzatori vorrebbero rivolgersi.

3. Sulla stessa lunghezza d’onda, forse persino con una fenomeno ancora più marcato, sono le sagre locali. Non tutte, per carità: un buon numero di queste ha ormai una eco tale da attirare visitatori da fuori Valle. Ma sono una piccola parte del tutto. Le altre, quelle di minori dimensioni, si rivolgono ad un pubblico esclusivamente locale e i turisti rappresentano una minima parte delle presenze totali. In questo senso, la recente “Festa della Valle d’Aosta”, istituita quest’anno per volontà del presidente-protagonista Caveri, è un’eccezione: rivolgendosi infatti quasi esclusivamente al pubblico valdostano, come grande sagra di paese cammuffata da appuntamento istituzionale, è riuscita a fissare un target e a rivolgersi in modo azzeccato ad esso. Nessuno ne sentiva la necessità, ma perlomeno la “Fête” non ha la presunzione di soddisfare le esigenze dei turisti o addirittura di motivarne il soggiorno…

4. Il Giro della Valle d’Aosta si è concluso nei giorni scorsi. Il suo impatto a livello nazionale e internazionale è stato estremamente basso, ma le sue quattro righe quotidiane sulla “Gazzetta dello Sport” le ha ottenute. I valdostani sulle strade non se lo sono quasi filato. Tantomento gli svizzeri e i francesi, sulle cui strade si svolgevano ben 4 delle 6 tappe.
Il suo costo organizzativo si aggira sui 250.000 euro, finanziati da enti pubblici e daprivati valdostani, che evidentemente hanno fatto esclusivamente un calcolo di convenienza “politica” e non “economica” delle ricadute della loro sponsorizzazione. Perché economicamente il loro esborso non avrebbe senso: a chi si rivolgerebbe la Fontina sponsorizzante la maglia gialla? Ai valdostani? Sarebbe come darsi la zappa sui piedi. Anche in questo caso manca la targettizzazione, ma la sua è un’”assenza giustificata”, da ragioni politiche nemmeno troppo latenti.

Quest’ultimo esempio forse è la chiave di volta di tutta questa assenza di pianificazione. Segmentare la propria clientela è fondamentale ed è fattibile in qualunque caso: attraverso costosi studi di marketing, o banalmente tramite l’”osservazione”. Se però manca la volontà di farlo, perché un sistema economico e politico distorto giustifica spese non sensate e mancati guadagni a triplo zero, ecco che un malcostume del passato, da estirpare grazie a conoscenze nuove, diviene “normale”. Se il sistema abitua a sperperare e a mancare di attenzione al dettaglio, ecco che tutto esce dai normali schemi ed equilibri.



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