Forte di Bard – Mezza delusione… mezzo trionfo

| buttato dentro il 15 maggio 2007 | alle ore 22:20 | da | nelle categorie aosta, turismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Per anni ho pensato, da “economista”, che il forte di Bard e l’annessa ristrutturazione fossero un annunciato ed enorme buco nell’acqua.
All’apertura, avevo deciso di non andare a mettere il naso. Per evitare condizionamenti, per evitare la massa, per analizzare criticamente passo passo il forte e soprattutto il suo “avvicinamento”.
Successivamente, il grande successo ottenuto nel primo anno di attività mi aveva riempito di aspettative: per la prima volta, da prevenuto che ero – lo ammetto senza dubbio -, ero divenuto speranzoso. Fiducioso. E le mie aspettative erano alle stelle, o quasi. Continua…


Marco Cuaz – La funzione simbolica dell’Alpe

| buttato dentro il 29 ottobre 2006 | alle ore 10:44 | da | nelle categorie aosta, cultura, recensioni | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Marco Cuaz, professore di storia all’Università della Valle d’Aosta, traccia in questo volume, della collana “L’identità italiana”, un excursus storico della funzione politica svolta dall’Alpe, dei significati che il popolo (soprattutto quello italiano) ha attribuito a questa catena montuosa maestosa, inquietante, divisoria, unificante.

Luogo ostile all’uomo, le Alpi negli ultimi anni del XVIII secolo si trasformano in un ideale parco giochi per facoltosi inglesi, che iniziano a conoscerle e a farle conoscere al mondo tramite ascese, ricerche, morti.
Con la prima guerra mondiale, le Alpi tornano ad essere bastioni poderosi di divisione tra popoli in lotta, e la figura dell’alpino, e non più dell’alpinista, ha la meglio. Conoscitore profondo della montagna, martire della guerra, spedito nelle steppe del Don a morire per quella patria che non riconoscerà più, la figura eroica dell’alpino muta da eroe vincitore nel 1915, a vittima sacrificale di regimi deliranti nel 1944. Storie di alpini, forse troppe e lontane dal presente, che sfilacciano il fluire della lettura e la rendono a tratti pesante.
Passata la furia della guerra, le Alpi italiane divengono laboratorio per la tutela delle autonomie: questione spinosa e tuttora irrisolta, con clamorose ingiustizie, lotte ideologiche disattese, privilegi a macchia di leopardo e profondamente ingiusti, in nome di quei “popoli di montagna” che però risulteranno profondamente divisi. In questo libro, anche se trattato sbrigativamente, l’argomento è affrontato con il taglio giusto, accantonando la politica (come dovrebbe fare ogni studioso) e analizzando un processo unico, ma abortito, con lucidità.
L’unità (presunta) verrà trovata soltanto anni dopo, con il processo di integrazione europea e i tentativi di fare di questa catena montuosa al centro dell’Europa una cerniera tra i popoli. Continua…


Le Alpi: un’avanguardia in Europa

| buttato dentro il 13 ottobre 2006 | alle ore 19:23 | da | nelle categorie cultura, recensioni | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Werner Bätzing è uno di quegli uomini speciali che possono nascere soltanto in una terra speciale. E non ci è nato. Ma ci si è trasferito, innamorato, e ci ha dedicato la vita. Le Alpi sono diventate la sua casa, il suo lavoro, la sua passione. E, nonostante l’amore sfrenato, la lucidità non gli è mai mancata: non si è mai fatto travolgere da ondate temporanee di trionfalismo (“ah, quanto sono belle le nostre montagne!“) o sconforto (“chi me l’ha fatto fare di venire a vivere qui“) o commiserazione (“noi abitanti delle valli alpine siamo svantaggiati, foraggiateci di denaro pubblico“). La sua analisi è divenuta una serie di pubblicazione, la cui principale è “Le Alpi”, sottotitolato alla pagina 777 “Una regione unica al centro dell’Europa”. Un libro unico nel suo genere, un libro che ogni abitante delle Alpi, e della Terra, dovrebbe leggere. Non una sola volta, ma almeno una volta all’anno, e meditarci in una settimana di ritiro spirituale. Continua…


Turismo – L’oste fa i conti senza i clienti…

| buttato dentro il 7 settembre 2006 | alle ore 18:22 | da | nelle categorie aosta, economia, turismo | parlando di gioiosi argomenti quali ad esempio , , , , , , , , , , , | se hai qualcosa da dire scrivilo qui » |

Il proverbio parla di “fare i conti” e dell’”oste”. Nel caso in questione, sarebbe meglio ribaltarlo. L’oste fa i conti senza i clienti. Crede che il “cliente” sia un’entità astratta e non determinabile. Crede che la “risorsa cliente” sia fungibile e indeterminabile a priori.
Niente di più sbagliato. La clientela moderna è, più o meno facilmente, catalogabile, sondabile, rilevabile, conoscibile. Il punto è che nessuna delle piccole o medie imprese lo sa fare o lo fa. Tanto meno in campo turistico.
Propongo ai miei rari lettori una serie di sconsoltanti esempi estivi. Si riferiscono tutti a casi valdostani, non tanto perché il problema sia solo locale, quanto perché le mie conoscenze più profonde non si spingono altrove. Potrei parlare di iniziative riuscite o malriuscite delle Alpi lombarde o delle Dolomiti, o dei successi o dei flop del Jura o dell’Alta Savoia. Ma non ho dati alla mano e conoscenze dirette, quindi avrebbe poco senso farlo. Credo invece, in modo magari presuntuoso, di conoscere la Valle d’Aosta in molti dei suoi aspetti più caratteristici e in gran parte delle sue storture, tipiche soltanto di questa “regione alpina unica al centro delle Alpi”. Inizio l’analisi con casi a me vicini, lavorando poi per induzione. Continua…